Tornare al valore dell’essenziale: le parole di don Mimmo Marrone

Una riflessione a cavallo fra il tempo di Quaresima e l’attualità cittadina

martedì 17 febbraio 2026 18.36
A cura di Anna Verzicco
Inizia da domani – 18 febbraio – il periodo di Quaresima: quaranta giorni che preparano alla Pasqua. Un momento molto importante per i cattolici cristiani che si ritrovano a vivere giorni fatti di silenzio, ascolto, preghiera e rinunce – spesso chiamate 'fioretti' .

A questo proposito abbiamo posto qualche domanda a don Mimmo Marrone – parroco della Chiesa San Ferdinando Re – di parlarci dell'importanza della Quaresima per credenti e non credenti, in un tempo che sta sconvolgendo la quotidianità di ognuno.

Inizia un nuovo momento di Quaresima che vede il mondo alle prese con scenari terrificanti; lei pensa che questi giorni in preparazione alla Pasqua possano essere vissuti spiritualmente sia dai credenti, sia dai non credenti?
«La Quaresima nasce e rimane un tempo profondamente connotato in senso confessionale: è il cammino dei quaranta giorni che la Chiesa vive in preparazione alla Pasqua, cuore della fede cristiana. È un tempo che affonda le sue radici nel Vangelo, nel deserto di Gesù, e trova il suo compimento nella Pasqua, mistero di morte e risurrezione. In questo senso appartiene con chiarezza alla tradizione cattolico-cristiana.

E tuttavia, proprio perché affonda nelle dinamiche più profonde dell'umano, la Quaresima possiede anche una forza simbolica che supera i confini confessionali. È un tempo di essenzialità, di verifica, di ritorno a ciò che conta. È il tempo in cui si fa silenzio per ascoltare, si rinuncia al superfluo per ritrovare l'essenziale, si guarda dentro per non essere travolti da ciò che accade fuori.

In un mondo attraversato da scenari terrificanti – guerre, polarizzazioni, paure collettive, smarrimento etico – la nostra civiltà manifesta una crisi che non è soltanto economica o politica, ma profondamente spirituale. Manca un centro, manca un'anima condivisa, manca una profondità che orienti le scelte.

Ecco allora che la Quaresima, pur restando esperienza propriamente cristiana, può essere vissuta anche da chi non si riconosce nella fede come un tempo di "manutenzione interiore". È un invito universale a fermarsi, a fare verità su di sé, a riconoscere le proprie fragilità, a purificare desideri e relazioni. È un appello a ricostruire l'interiorità in un'epoca che rischia di vivere soltanto in superficie.

Per il credente è cammino verso la Pasqua; per il non credente può diventare un esercizio di consapevolezza, di responsabilità, di conversione intesa come cambiamento di rotta. In entrambi i casi è un tempo che chiede coraggio: il coraggio di guardarsi dentro mentre il mondo trema fuori.

Forse oggi più che mai abbiamo bisogno di questo: non soltanto di analisi geopolitiche o strategie economiche, ma di uomini e donne che tornino a coltivare l'anima. Perché senza una rinascita spirituale, nessuna ricostruzione esterna sarà davvero stabile
».

L'amministrazione comunale, da poco, si è trovata ad affrontare una situazione delicata dovuta all'arrivo della commissione d'accesso per valutare eventuali infiltrazioni di natura mafiosa, come pensa debbano viverla i cittadini e in che modo possono fare la loro parte?
«L'arrivo di una commissione d'accesso nominata dal Ministero dell'Interno e attivata attraverso la Prefettura è, senza dubbio, un momento delicato per un'amministrazione comunale e per l'intera cittadinanza. Tocca corde profonde: l'onore di una comunità, la fiducia nelle istituzioni, il senso di appartenenza.

Credo che questo passaggio non debba essere vissuto come un'onda di vergogna che si abbatte sulla città. Piuttosto si tratta di una situazione improvvisa ma non del tutto imprevista, che può trasformarsi in un'opportunità. Un'opportunità per crescere come comunità adulta.

Responsabilità, trasparenza e legalità non sono slogan, ma pilastri della vita democratica.
La responsabilità chiede a ciascuno – amministratori, dipendenti pubblici, professionisti, cittadini – di non delegare tutto "agli altri", ma di vigilare, informarsi, partecipare.
La trasparenza è luce: significa pretendere atti chiari, procedure limpide, scelte motivate. Dove c'è luce, le ombre si riducono.
La legalità non è soltanto rispetto formale delle norme, ma tutela concreta della parte sana della comunità.

La presenza dello Stato, attraverso i suoi organi di controllo, non va letta come un'intrusione, ma come un accompagnamento: uno sguardo vigile perché ciò che è sano non venga saccheggiato, ammalorato, piegato alle perversioni del potere, dell'economia o di qualsiasi pressione mafiosa che inquini la vita democratica di un popolo.

I cittadini possono fare la loro parte in modi concreti:
• evitando il chiacchiericcio distruttivo e le generalizzazioni;
• sostenendo la cultura della denuncia e della collaborazione con le istituzioni;
• educando le nuove generazioni al senso civico;
• partecipando con spirito costruttivo alla vita pubblica.

Questo tempo può diventare un tempo di purificazione civile. Le comunità non si misurano dall'assenza di problemi, ma dalla capacità di affrontarli con dignità e fermezza. Se vissuto così, questo passaggio non indebolirà la città, ma potrà rafforzarne la coscienza democratica e la coesione sociale
».