La Torre dell'Orologio a San Ferdinando di Puglia: tra ricordi, storia e patrimonio
«Rendere il monumento vivo e accessibile, non solo fisicamente ma anche emotivamente e culturalmente»: parla la prof.ssa Angela Camporeale
giovedì 22 gennaio 2026
13.05
«L'amore per il proprio paese e l'orgoglio di esserne cittadini passano attraverso la conoscenza dei luoghi e dei monumenti che lo caratterizzano» – inizia così in un lungo post pubblicato sui social, la consigliera comunale di minoranza e docente Angela Camporeale.
«La nostra Torre dell'Orologio, è un simbolo che tutti vediamo ogni giorno in Piazza della Costituzione, ma di cui spesso ignoriamo le storie più affascinanti. Nel 1856, il Decurionato sentì il bisogno di un orologio pubblico non solo per estetica, ma per una necessità vitale: regolare con precisione gli orari di somministrazione dei medicinali ai cittadini affetti da malaria, all'epoca una vera piaga per il territorio» - afferma la prof.ssa raccontando l'utilità storica della Torre.
Continua poi la prof.ssa Camporeale spiegando come la Torre sia stata inaugurata il 6 maggio 1900 sorgendo «sulle vestigia del vecchio pozzo della Colonia di San Cassano, quasi a voler segnare il passaggio dall'acqua che dissetava i primi coloni al tempo che scandisce il progresso moderno ».
Racconta poi di un inno creato in occasione di questa inaugurazione e della 'Montagnola': una statua che si vede nella nicchia e che: «dal 1905 rappresenta una fanciulla in umili abiti contadini con un tamburello. È un omaggio alle radici rurali della nostra gente».
Abbiamo quindi approfittato di questo prezioso ricordo offerto dalla prof.ssa Camporeale per porle alcune domande inerenti la Torre, i ricordi che la legano o meno alle vecchie e nuove generazioni e la cura materiale e memorialistica della stessa.
La Torre è uno dei simboli del nostro paese. Pensa che il suo valore storico, artistico e simbolico sia stato dimenticato dalle generazioni più mature e mai presa in considerazione da quelle più giovani? Se sì perché?
«La Torre dell'Orologio è senza dubbio uno dei simboli più forti e riconoscibili del nostro paese, ma credo che negli anni il suo valore storico, artistico e simbolico sia stato progressivamente dato per scontato.
Da parte delle generazioni più mature non parlerei di dimenticanza, quanto piuttosto di abitudine: quando un simbolo fa parte del paesaggio quotidiano, si rischia di non percepirne più la fragilità e l'importanza, soprattutto se non viene accompagnato da politiche di tutela e valorizzazione adeguate.
Per le generazioni più giovani, invece, il problema è diverso: spesso la Torre non è stata raccontata, spiegata, resa viva. Senza un lavoro costante di educazione alla memoria, di coinvolgimento delle scuole e di iniziative culturali, i simboli restano solo "sfondo" e non diventano patrimonio condiviso.
Ecco perché oggi è fondamentale non limitarci a intervenire materialmente sui beni storici, ma costruire attorno ad essi un percorso di consapevolezza, rispetto e partecipazione. La Torre non è solo una struttura da illuminare: è un pezzo della nostra identità collettiva e come tale va tutelata e valorizzata, pensando alle generazioni di oggi e a quelle che verranno».
Come pensa si possa valorizzare questo importante monumento?
«Credo che la valorizzazione della Torre dell'Orologio debba partire da un concetto semplice ma fondamentale: rendere il monumento vivo e accessibile, non solo fisicamente ma anche emotivamente e culturalmente.
Ricordo una bambina che mi chiese se fosse possibile salire sulla Torre, fino in cima. Era una domanda ingenua, ma potentissima, perché nasceva dalla curiosità. E la curiosità è sempre il primo passo verso l'interesse, la conoscenza e il rispetto. Non sarà la Torre di Pisa, ma per noi è un simbolo altrettanto importante, e non possiamo permetterci di spegnere quella scintilla.
Valorizzare la Torre significa innanzitutto raccontarla: spiegare cos'è, perché è lì, cosa ha rappresentato per il paese nel tempo. Significa coinvolgere le scuole, creare percorsi didattici, visite guidate, momenti di narrazione che parlino ai bambini, ai ragazzi e anche agli adulti.
Significa poi immaginare interventi coerenti e rispettosi, condivisi con gli enti preposti alla tutela, affinché ogni azione non sia solo funzionale o estetica, ma inserita in una visione più ampia di valorizzazione del patrimonio.
Se una bambina oggi sogna di salire sulla Torre, domani sarà un'adulta che vorrà proteggerla. Ed è da lì che nasce una vera valorizzazione ».
«La nostra Torre dell'Orologio, è un simbolo che tutti vediamo ogni giorno in Piazza della Costituzione, ma di cui spesso ignoriamo le storie più affascinanti. Nel 1856, il Decurionato sentì il bisogno di un orologio pubblico non solo per estetica, ma per una necessità vitale: regolare con precisione gli orari di somministrazione dei medicinali ai cittadini affetti da malaria, all'epoca una vera piaga per il territorio» - afferma la prof.ssa raccontando l'utilità storica della Torre.
Continua poi la prof.ssa Camporeale spiegando come la Torre sia stata inaugurata il 6 maggio 1900 sorgendo «sulle vestigia del vecchio pozzo della Colonia di San Cassano, quasi a voler segnare il passaggio dall'acqua che dissetava i primi coloni al tempo che scandisce il progresso moderno ».
Racconta poi di un inno creato in occasione di questa inaugurazione e della 'Montagnola': una statua che si vede nella nicchia e che: «dal 1905 rappresenta una fanciulla in umili abiti contadini con un tamburello. È un omaggio alle radici rurali della nostra gente».
Abbiamo quindi approfittato di questo prezioso ricordo offerto dalla prof.ssa Camporeale per porle alcune domande inerenti la Torre, i ricordi che la legano o meno alle vecchie e nuove generazioni e la cura materiale e memorialistica della stessa.
La Torre è uno dei simboli del nostro paese. Pensa che il suo valore storico, artistico e simbolico sia stato dimenticato dalle generazioni più mature e mai presa in considerazione da quelle più giovani? Se sì perché?
«La Torre dell'Orologio è senza dubbio uno dei simboli più forti e riconoscibili del nostro paese, ma credo che negli anni il suo valore storico, artistico e simbolico sia stato progressivamente dato per scontato.
Da parte delle generazioni più mature non parlerei di dimenticanza, quanto piuttosto di abitudine: quando un simbolo fa parte del paesaggio quotidiano, si rischia di non percepirne più la fragilità e l'importanza, soprattutto se non viene accompagnato da politiche di tutela e valorizzazione adeguate.
Per le generazioni più giovani, invece, il problema è diverso: spesso la Torre non è stata raccontata, spiegata, resa viva. Senza un lavoro costante di educazione alla memoria, di coinvolgimento delle scuole e di iniziative culturali, i simboli restano solo "sfondo" e non diventano patrimonio condiviso.
Ecco perché oggi è fondamentale non limitarci a intervenire materialmente sui beni storici, ma costruire attorno ad essi un percorso di consapevolezza, rispetto e partecipazione. La Torre non è solo una struttura da illuminare: è un pezzo della nostra identità collettiva e come tale va tutelata e valorizzata, pensando alle generazioni di oggi e a quelle che verranno».
Come pensa si possa valorizzare questo importante monumento?
«Credo che la valorizzazione della Torre dell'Orologio debba partire da un concetto semplice ma fondamentale: rendere il monumento vivo e accessibile, non solo fisicamente ma anche emotivamente e culturalmente.
Ricordo una bambina che mi chiese se fosse possibile salire sulla Torre, fino in cima. Era una domanda ingenua, ma potentissima, perché nasceva dalla curiosità. E la curiosità è sempre il primo passo verso l'interesse, la conoscenza e il rispetto. Non sarà la Torre di Pisa, ma per noi è un simbolo altrettanto importante, e non possiamo permetterci di spegnere quella scintilla.
Valorizzare la Torre significa innanzitutto raccontarla: spiegare cos'è, perché è lì, cosa ha rappresentato per il paese nel tempo. Significa coinvolgere le scuole, creare percorsi didattici, visite guidate, momenti di narrazione che parlino ai bambini, ai ragazzi e anche agli adulti.
Significa poi immaginare interventi coerenti e rispettosi, condivisi con gli enti preposti alla tutela, affinché ogni azione non sia solo funzionale o estetica, ma inserita in una visione più ampia di valorizzazione del patrimonio.
Se una bambina oggi sogna di salire sulla Torre, domani sarà un'adulta che vorrà proteggerla. Ed è da lì che nasce una vera valorizzazione ».