Sulle note della devozione: la voce di San Ferdinando per i Santi Cosma e Damiano - FOTO
«I Santi Medici: uomini che curano, santi che guariscono»: parla don Mimmo Marrone
domenica 27 settembre 2026
22.05
Nel giorno in cui si festeggiano i Santi Medici Cosma e Damiano San Ferdinando è stata destata da un risveglio pirotecnico.
Il simulacro dei santi si trova nella chiesa più antica di San Ferdinando – quella di San Giuseppe, comunemente chiamata da tutti i sanferdinandesi 'Chiesa dei Santi Medici'. Nella giornata di giovedì 17 settembre la statua è stata traslata in Chiesa Madre, nella quale in mattinata e in serata don Mimmo Marrone – parroco della stessa chiesa - ha celebrato la Messa. Successivamente è seguita la processione.
Un gran numero di persone ha atteso con pazienza l'uscita dei santi, i quali sono stati accolti da una schiera di confratelli dalle mantelle rosse – appartenenti alla Confraternita del Santissimo Sacramento Gesù e Maria Addolorata – nei pressi delle scale. Insieme a loro l'immancabile banda, il coro di donne – contraddistinte da un foulard rosso e verde, i colori tradizionalmente legati alla memoria dei Santi Medici – e due uomini – rispettivamente Marco originario di San Ferdinando e Cosimo originario di Canosa – che hanno offerto ai devoti dei Santi Medici un canto popolare molto noto:
«È un canto che accompagna da sempre i pellegrini diretti a Bitonto e che, nelle diverse comunità, viene intonato nelle lingue e nei dialetti delle loro terre. Marco e Cosimo, invece, lo cantavano in italiano, restituendo, strofa dopo strofa, il racconto della vita di Cosma e Damiano. La loro voce trasformava così la tradizione in memoria viva: non soltanto un canto devozionale, ma una piccola narrazione popolare capace di attraversare le generazioni e di riportare, attraverso la musica, la storia e la fede di due santi che il popolo continua a sentire vicini»: ci spiega così don Mimmo.
La processione si è diramata tra segni di devozione da parte dei fedeli e il calore delle candele portate dalle consorelle.
«La devozione ai Santi Medici, Cosma e Damiano, attraversa la storia della Chiesa da diciassette secoli e ancora oggi rimane profondamente viva nel cuore del popolo cristiano. Non è un semplice residuo del passato: è il segno di un bisogno che non passa»: inizia così don Mimmo rispondendo alle nostre domande.
Perché il popolo di Dio continua ad affidarsi a due medici?
«Forse perché tutti, in qualche modo, abbiamo bisogno di essere guariti. Non soltanto nel corpo, quando la malattia ci visita, ma anche nel cuore, quando una ferita non si vede; nell'anima, quando la speranza si indebolisce; nelle relazioni, quando qualcosa si spezza; nella vita, quando perdiamo il senso del cammino».
«Cosma e Damiano ci ricordano che la fede non ci rende immuni dalla fragilità: ci insegna a consegnarla a Dio. Essi curavano il corpo senza dimenticare la persona, e la persona senza dimenticare Dio. Per questo la loro testimonianza rimane attuale: ci ricorda che la vera salute non consiste soltanto nell'assenza della malattia, ma nella possibilità di tornare a vivere con un cuore riconciliato, una speranza rinnovata e relazioni risanate»: ci spiega don Mimmo con spirito di grazia.
«Nella festa dei Santi Medici, chiediamo loro non soltanto di intercedere per i nostri malati, ma di insegnarci a diventare, gli uni per gli altri, medici di prossimità: capaci di ascoltare, di prenderci cura, di non passare oltre davanti alla sofferenza. Perché talvolta la guarigione comincia proprio così: quando qualcuno si accorge della nostra ferita e decide di non lasciarci soli».
Il simulacro dei santi si trova nella chiesa più antica di San Ferdinando – quella di San Giuseppe, comunemente chiamata da tutti i sanferdinandesi 'Chiesa dei Santi Medici'. Nella giornata di giovedì 17 settembre la statua è stata traslata in Chiesa Madre, nella quale in mattinata e in serata don Mimmo Marrone – parroco della stessa chiesa - ha celebrato la Messa. Successivamente è seguita la processione.
Un gran numero di persone ha atteso con pazienza l'uscita dei santi, i quali sono stati accolti da una schiera di confratelli dalle mantelle rosse – appartenenti alla Confraternita del Santissimo Sacramento Gesù e Maria Addolorata – nei pressi delle scale. Insieme a loro l'immancabile banda, il coro di donne – contraddistinte da un foulard rosso e verde, i colori tradizionalmente legati alla memoria dei Santi Medici – e due uomini – rispettivamente Marco originario di San Ferdinando e Cosimo originario di Canosa – che hanno offerto ai devoti dei Santi Medici un canto popolare molto noto:
«È un canto che accompagna da sempre i pellegrini diretti a Bitonto e che, nelle diverse comunità, viene intonato nelle lingue e nei dialetti delle loro terre. Marco e Cosimo, invece, lo cantavano in italiano, restituendo, strofa dopo strofa, il racconto della vita di Cosma e Damiano. La loro voce trasformava così la tradizione in memoria viva: non soltanto un canto devozionale, ma una piccola narrazione popolare capace di attraversare le generazioni e di riportare, attraverso la musica, la storia e la fede di due santi che il popolo continua a sentire vicini»: ci spiega così don Mimmo.
La processione si è diramata tra segni di devozione da parte dei fedeli e il calore delle candele portate dalle consorelle.
«La devozione ai Santi Medici, Cosma e Damiano, attraversa la storia della Chiesa da diciassette secoli e ancora oggi rimane profondamente viva nel cuore del popolo cristiano. Non è un semplice residuo del passato: è il segno di un bisogno che non passa»: inizia così don Mimmo rispondendo alle nostre domande.
Perché il popolo di Dio continua ad affidarsi a due medici?
«Forse perché tutti, in qualche modo, abbiamo bisogno di essere guariti. Non soltanto nel corpo, quando la malattia ci visita, ma anche nel cuore, quando una ferita non si vede; nell'anima, quando la speranza si indebolisce; nelle relazioni, quando qualcosa si spezza; nella vita, quando perdiamo il senso del cammino».
«Cosma e Damiano ci ricordano che la fede non ci rende immuni dalla fragilità: ci insegna a consegnarla a Dio. Essi curavano il corpo senza dimenticare la persona, e la persona senza dimenticare Dio. Per questo la loro testimonianza rimane attuale: ci ricorda che la vera salute non consiste soltanto nell'assenza della malattia, ma nella possibilità di tornare a vivere con un cuore riconciliato, una speranza rinnovata e relazioni risanate»: ci spiega don Mimmo con spirito di grazia.
«Nella festa dei Santi Medici, chiediamo loro non soltanto di intercedere per i nostri malati, ma di insegnarci a diventare, gli uni per gli altri, medici di prossimità: capaci di ascoltare, di prenderci cura, di non passare oltre davanti alla sofferenza. Perché talvolta la guarigione comincia proprio così: quando qualcuno si accorge della nostra ferita e decide di non lasciarci soli».