
Scuola e Lavoro
All'auditorium 'Michele Dell'Aquila' gli studenti incontrano il magistrato Catello Maresca
Nell'ambito del progetto 'Legalità' è stato presentato il libro 'Il genio di Giovanni Falcone': presente anche don Aniello Manganiello
San Ferdinando - martedì 17 marzo 2026
15.16
Un nuovo incontro sulla legalità per gli studenti del Dell'Aquila-Staffa che nella giornata di ieri 16 marzo – presso l'Auditorium "Michele Dell'Aquila" - hanno incontrato il dott. Catello Maresca (magistrato) e don Aniello Manganiello (parroco a Scampia e fondatore associazione 'Ultimi'), dopo che gli stessi studenti si sono cimentati nella lettura del libro "Il genio di Giovanni Falcone. Prima il dovere" del dott. Maresca.
Presenti all'evento anche il presidente del consiglio comunale, nella persona di Vincenzo Todisco, l'ass. alle politiche sociali Cinzia Petrignano e l'ass. alle attività produttive e di servizio Daniela Rondinone che hanno portato anche i saluti del sindaco Michele Lamacchia. Il presidente Todisco e l'ass. Petrignano sono brevemente intervenuti non solo per i saluti istituzionali, ma anche per mostrare il loro totale sostegno nei confronti di iniziative come queste che possono – in qualche modo – essere sempre esempi positivi per i ragazzi e le ragazze che ascoltano.
La prof.ssa Armonia Devangelio – referente del progetto 'Legalità' – ha moderato unitamente al dirigente del Dell'Aquila-Staffa Daniele Del Vescovo che ha iniziato dicendo: «Un uomo che – citando anche il titolo del libro – ha raccolto quello che è il testimone del genio di Falcone impegnandosi giornalmente per la repressione del crimine e della mentalità mafiosa. Una mentalità che purtroppo fa parte del nostro territorio e che ha la conseguenza di avvelenare la nostra mente e soprattutto la mente di voi giovani, allontanandovi da tutta una serie di modelli di comportamento virtuosi e avvicinandovi purtroppo sempre di più verso dei modelli altamente discutibili e che si caratterizzano per un'assenza totale di principi e di valori sociali».
Il magistrato Maresca inizia con una sorta di analogia su quello che – per lui – è: «Il più grande libro mai scritto al mondo contro le mafie: Pinocchio. Il messaggio della storia di Collodi è un messaggio straordinariamente antimafia. Voi lo ritrovate tale e quale nei messaggi di Falcone": continua il magistrato parlando dell'umanizzazione del bambino di legno alla fine della storia, della scelta giusta che prenderà, del suo pentimento – grazie all'aiuto del grillo parlante e della fatina – dopo che si fa abbagliare dalle parole – apparentemente affascinanti - di Lucignolo. "Guardate questa è la storia dell'umanità che riesce a fare scelte giuste e scelte sbagliate».
Continua il dott. Maresca parlando di Marcello, un giovane di Mondragone che si trova sotto interrogatorio e che alla domanda su quale fosse il suo nome piange. Un ragazzo di diciotto anni che – a causa di scelte sbagliate – si troverà a passare i suoi anni migliori in carcere. Un ragazzo che ha scelto 'il bar sbagliato', nonostante i consigli del padre. Un bar con le persone sbagliate che lo hanno indotto a fare scelte altrettanto sbagliate e che lo hanno portato talmente in basso da farlo cadere in un baratro. «Si deve scegliere nella vita, o stai da qua o stai da là, non si può stare in mezzo, se si sta in mezzo, si fa la scelta o di Marcello o di Emanuele Sibillo, quest'ultimo emblema preciso del concetto di responsabilità e di che cosa succede a chi fa le scelte sbagliate o ha gli strumenti sbagliati per fare le scelte. Per questo si va a scuola».
Continua il dott. Maresca - rispondendo alle domande poste dagli studenti - spiegando come in quei clan non esistano amici, non esista il rispetto e tanto meno la voglia di amare. Evidenzia poi come i giovani siano perlopiù attratti dai cosiddetti 'malesseri' piuttosto che dai bravi ragazzi, da persone che preferiscono chiamarsi 'baby gang' piuttosto che da persone che preferiscono adottare nomi d'arte che ricordano persone valorose, come Alessandro Siani – il cui vero cognome è Esposito – che ha scelto di chiamarsi in questo modo per ricordare Giancarlo Siani, giornalista assassinato dalla camorra.
Rimarca quindi l'importanza del seguire 'i veri bravi ragazzi', facendo notare di non aver mai conosciuto un delinquente sereno, neanche i milionari arrestati.
Inizia don Aniello citando Giovanni Paolo II: «Non arrendetevi mai al male" condannando fermamente tutte le mafie e organizzazioni criminali. Nomina anche uno dei magistrati elevati alla beatificazione dalla Chiesa: Rosario Livatino: 'Quello che Cossiga definiva 'il giudice ragazzino' ».
«Se si vuole essere veramente cristiani bisogna vivere la legalità, il rispetto, bisogna costruire anche una società migliore. La Fede e l'essere cristiani non è limitato alla celebrazione dei Sacramenti all'interno delle quattro mura dell'aula Sacra, ma bisogna portare il Vangelo nella strada, nella società, nelle attività, nella scuola»: ribadisce don Aniello.
«In un contesto del genere con percentuali altissime di presenza malavitosa, spaccio, truffe alle anziani, furto di auto, ho scelto di fare prevenzione, di essere ammortizzatore sociale, che è un po' il contrario della funzione – in certi territori – della criminalità organizzata che ci ostacola». Spiegando come anche lo Stato fa e deve fare il suo: «Sostenendo economicamente chi non ha lavoro». Spiega come poi a causa della sotto cultura e quindi della dispersione scolastica molti ragazzi vengano tentati dal 'fascino' della criminalità organizzata che ti mette 'i soldi in tasca'.
La parrocchia e le associazioni fanno quindi questo lavoro di prevenzione per impedire che i ragazzi possano fare scelte sbagliate nella vita: «Sono arrivato a combattere la criminalità organizzata non solo con il calcio ma anche con percorsi di formazione, con opere che vanno in contrasto con quelle della criminalità organizzata».
Continua poi parlando dell'importanza di sostenere le famiglie dove: «Anche una sola bolletta pagata dalla mafia le lega per sempre alla stessa". Le tre parole chiave di don Aniello sono quindi: "prevenzione, accompagnamento dei ragazzi e sostegno delle famiglie».
Un lavoro che è partito dalla parrocchia, dalla comunità ecclesiale, dalla volontà di dare una mano. Fiero racconta anche delle numerose conversioni di cui si è trovato ad essere testimone in questi anni, conversioni possibili solo quando: «Ci si carica dei bisogni degli altri, senza vivere di pregiudizi che non ci fanno cogliere il buono che c'è anche in un delinquente – continua don Aniello - caricarsi dei bisogni degli altri quando si può, come Mario Peluso, che mi sono preso in affidamento, affidandogli una squadra di calcio».
Don Aniello parla anche delle catechesi intergenerazionali di figli e genitori, dell'importanza dello studio che ci aiuta a pensare con la nostra testa e ci rende liberi, citando san Paolo VI: «Servono più testimoni che maestri, e se ci sono i maestri serve che siano testimoni».
E alla domanda di uno studente: «Perché molti continuano a fare la scelta sbagliata?», don Aniello risponde: «Perché non erano stati mai amati».
Presenti all'evento anche il presidente del consiglio comunale, nella persona di Vincenzo Todisco, l'ass. alle politiche sociali Cinzia Petrignano e l'ass. alle attività produttive e di servizio Daniela Rondinone che hanno portato anche i saluti del sindaco Michele Lamacchia. Il presidente Todisco e l'ass. Petrignano sono brevemente intervenuti non solo per i saluti istituzionali, ma anche per mostrare il loro totale sostegno nei confronti di iniziative come queste che possono – in qualche modo – essere sempre esempi positivi per i ragazzi e le ragazze che ascoltano.
La prof.ssa Armonia Devangelio – referente del progetto 'Legalità' – ha moderato unitamente al dirigente del Dell'Aquila-Staffa Daniele Del Vescovo che ha iniziato dicendo: «Un uomo che – citando anche il titolo del libro – ha raccolto quello che è il testimone del genio di Falcone impegnandosi giornalmente per la repressione del crimine e della mentalità mafiosa. Una mentalità che purtroppo fa parte del nostro territorio e che ha la conseguenza di avvelenare la nostra mente e soprattutto la mente di voi giovani, allontanandovi da tutta una serie di modelli di comportamento virtuosi e avvicinandovi purtroppo sempre di più verso dei modelli altamente discutibili e che si caratterizzano per un'assenza totale di principi e di valori sociali».
Le parole del dott. Catello Maresca
Dopo la presentazione della prof.ssa Devangelio ha preso parola il dott. Catello Maresca, magistrato e autore del libro presentato durante l'evento: "Il genio di Giovanni Falcone. Prima il dovere": un'opera dedicata appunto al noto magistrato Falcone che perse la vita durante l'attentato del 23 maggio 1992– simbolo della lotta contro la criminalità organizzata – e che evidenzia l'impegno dello stesso nell' agire in modo giusto . Il libro invita in modo particolare i giovani a scegliere la sua stessa strada: quella del bene, della giustizia, della verità.Il magistrato Maresca inizia con una sorta di analogia su quello che – per lui – è: «Il più grande libro mai scritto al mondo contro le mafie: Pinocchio. Il messaggio della storia di Collodi è un messaggio straordinariamente antimafia. Voi lo ritrovate tale e quale nei messaggi di Falcone": continua il magistrato parlando dell'umanizzazione del bambino di legno alla fine della storia, della scelta giusta che prenderà, del suo pentimento – grazie all'aiuto del grillo parlante e della fatina – dopo che si fa abbagliare dalle parole – apparentemente affascinanti - di Lucignolo. "Guardate questa è la storia dell'umanità che riesce a fare scelte giuste e scelte sbagliate».
Continua il dott. Maresca parlando di Marcello, un giovane di Mondragone che si trova sotto interrogatorio e che alla domanda su quale fosse il suo nome piange. Un ragazzo di diciotto anni che – a causa di scelte sbagliate – si troverà a passare i suoi anni migliori in carcere. Un ragazzo che ha scelto 'il bar sbagliato', nonostante i consigli del padre. Un bar con le persone sbagliate che lo hanno indotto a fare scelte altrettanto sbagliate e che lo hanno portato talmente in basso da farlo cadere in un baratro. «Si deve scegliere nella vita, o stai da qua o stai da là, non si può stare in mezzo, se si sta in mezzo, si fa la scelta o di Marcello o di Emanuele Sibillo, quest'ultimo emblema preciso del concetto di responsabilità e di che cosa succede a chi fa le scelte sbagliate o ha gli strumenti sbagliati per fare le scelte. Per questo si va a scuola».
Continua il dott. Maresca - rispondendo alle domande poste dagli studenti - spiegando come in quei clan non esistano amici, non esista il rispetto e tanto meno la voglia di amare. Evidenzia poi come i giovani siano perlopiù attratti dai cosiddetti 'malesseri' piuttosto che dai bravi ragazzi, da persone che preferiscono chiamarsi 'baby gang' piuttosto che da persone che preferiscono adottare nomi d'arte che ricordano persone valorose, come Alessandro Siani – il cui vero cognome è Esposito – che ha scelto di chiamarsi in questo modo per ricordare Giancarlo Siani, giornalista assassinato dalla camorra.
Rimarca quindi l'importanza del seguire 'i veri bravi ragazzi', facendo notare di non aver mai conosciuto un delinquente sereno, neanche i milionari arrestati.
Le parole di don Aniello Manganiello
«Ha trasformato un campo di calcio in una cattedrale a cielo aperto. Insegnando ai ragazzi che si può vincere restando onesti e che l'unica gerarchia valida è quella del merito e del rispetto»: inizia così la prof.ssa Devangelio introducendo don Aniello Manganiello.Inizia don Aniello citando Giovanni Paolo II: «Non arrendetevi mai al male" condannando fermamente tutte le mafie e organizzazioni criminali. Nomina anche uno dei magistrati elevati alla beatificazione dalla Chiesa: Rosario Livatino: 'Quello che Cossiga definiva 'il giudice ragazzino' ».
«Se si vuole essere veramente cristiani bisogna vivere la legalità, il rispetto, bisogna costruire anche una società migliore. La Fede e l'essere cristiani non è limitato alla celebrazione dei Sacramenti all'interno delle quattro mura dell'aula Sacra, ma bisogna portare il Vangelo nella strada, nella società, nelle attività, nella scuola»: ribadisce don Aniello.
«In un contesto del genere con percentuali altissime di presenza malavitosa, spaccio, truffe alle anziani, furto di auto, ho scelto di fare prevenzione, di essere ammortizzatore sociale, che è un po' il contrario della funzione – in certi territori – della criminalità organizzata che ci ostacola». Spiegando come anche lo Stato fa e deve fare il suo: «Sostenendo economicamente chi non ha lavoro». Spiega come poi a causa della sotto cultura e quindi della dispersione scolastica molti ragazzi vengano tentati dal 'fascino' della criminalità organizzata che ti mette 'i soldi in tasca'.
La parrocchia e le associazioni fanno quindi questo lavoro di prevenzione per impedire che i ragazzi possano fare scelte sbagliate nella vita: «Sono arrivato a combattere la criminalità organizzata non solo con il calcio ma anche con percorsi di formazione, con opere che vanno in contrasto con quelle della criminalità organizzata».
Continua poi parlando dell'importanza di sostenere le famiglie dove: «Anche una sola bolletta pagata dalla mafia le lega per sempre alla stessa". Le tre parole chiave di don Aniello sono quindi: "prevenzione, accompagnamento dei ragazzi e sostegno delle famiglie».
Un lavoro che è partito dalla parrocchia, dalla comunità ecclesiale, dalla volontà di dare una mano. Fiero racconta anche delle numerose conversioni di cui si è trovato ad essere testimone in questi anni, conversioni possibili solo quando: «Ci si carica dei bisogni degli altri, senza vivere di pregiudizi che non ci fanno cogliere il buono che c'è anche in un delinquente – continua don Aniello - caricarsi dei bisogni degli altri quando si può, come Mario Peluso, che mi sono preso in affidamento, affidandogli una squadra di calcio».
Don Aniello parla anche delle catechesi intergenerazionali di figli e genitori, dell'importanza dello studio che ci aiuta a pensare con la nostra testa e ci rende liberi, citando san Paolo VI: «Servono più testimoni che maestri, e se ci sono i maestri serve che siano testimoni».
E alla domanda di uno studente: «Perché molti continuano a fare la scelta sbagliata?», don Aniello risponde: «Perché non erano stati mai amati».































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