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Natale 2019, Unibat: «In calo i consumi nella Bat»

Pesanti perdite nel settore tessile, calzaturiero e alimentare

I primi dati sono drammatici ed a parlare sono i misuratori fiscali che registrano cali di vendite a volte spaventosi in settori strategici quali, ad esempio, il tessile, il calzaturiero ma anche il settore articoli da regalo e persino quello alimentare.

Da un lato il persistere dell'aggressione della Grande Distribuzione e degli Ipermercati che, già da qualche settimana prima, avevano fatto il tutto pieno sollecitando l'anticipo degli acquisti natalizi; poi il Black Friday con le multinazionali del web a fare man bassa sottraendo risorse proprio agli acquisti nei negozi e nei mercati. Una generale diminuita propensione ai consumi, che è la diretta derivazione di una condizione occupazionale nel territorio delle Province di Bari e Bat, con dati da quarto mondo e punte persino vicine al 50%, percentuale decuplicata rispetto ad altre aree del Centro e del Nord Italia. In particolare nella provincia Barletta Andria Trani la delusione dei commercianti si fa sentire e le perdite sono pesantissime.

Un'analisi più dettagliata e precisa di quanto stia accadendo è stata affidata al Presidente Unibat, il sindacalista Savino Montaruli, che ha dichiarato: "A parte il settore dei pubblici esercizi, bar, pizzerie, punti di ristoro, tavole calde e pub, che in questi giorni hanno fatto registrare i soliti picchi di consumi conseguenti anche alla diffusa abitudine di invadere le città nelle ore immediatamente precedenti al Santo Natale, come accaduto nella città di Andria, con il solo scopo di fare baldoria quindi consumare fiumi di alcol in modo incontrollato, senza un Piano Sicurezza da noi richiesto e alimentando la sottocultura della "Città Casino", come testimoniano le centinaia di bustoni riempiti di bottiglie svuotate senza ritegno e come ampiamente riportato dagli organi di informazione, con l'aumento del consumo di sostanze alcoliche e superalcoliche da parte di minorenni, in violazione alle rigide normative vigenti, gli altri settori economici soffrono e quest'anno ancor di più a causa delle disastrose condizioni economiche dei comuni, come quello di Andria; cattive amministrazioni pubbliche che creano incertezze e timori nei cittadini quindi nei consumatori.

I flussi turistici non arrivano in questo territorio privo di minime politiche incentivanti e tutto concentrato su se stesso, in un anno che, al di la delle locandine salvacoscienze affisse spudoratamente su qualche negozio da chi, invece, di soldi pubblici ne spreca a iosa spartendosene in abbondanza ma senza alcun beneficio per gli esercenti se non per se stesse e le lobby di appartenenza, fa registrare un aumento pauroso di tutti gli elementi di negatività aziendali e la chiusura di negozi, anche storici, in tutti i comuni della Provincia Bat, senza una propensione all'avvio di nuove attività che non siano il drammatico ripiego alla galoppante disoccupazione. Una deprofessionalizzazione dannosa non solo per il mercato dell'economia ma anche per gli stessi investitori che distruggono patrimoni familiari, indebitandosi. Dai primi dati che giungono registriamo cali sensibili delle vendite nei settori tradizionali quindi abbigliamento, calzature e persino in quello degli articoli da regalo come anche nel settore elettronica che, invece, fino allo scorso anno continuava a resistere in qualche modo. Punte di cali delle vendite che si sono addirittura avvicinate al 30% come dato complessivo questo la dice lunga sulla necessità di provvedere con urgenza a quelle attese innovazioni che non arrivano.

Le Associazioni di Categoria Confcommercio e Confesercenti, che siedono al Tavolo regionale, non sono ancora oggi in grado di far riconoscere dai loro amici politici la necessità di modificare radicalmente la normativa sui saldi quindi posticipare l'avvio di quelli invernali se non giungere alla completa liberalizzazione, come da noi richiesto da decenni ma sempre ostacolati dai grandi interessi che dietro il sistema dei saldi di fine stagione imposta tutta una strategica di vendita che fa bene solo alle multinazionali. Se queste due Associazioni cosiddette storiche non riescono a farsi valere in questo campo, disattendendo le richieste degli stessi esercenti, non riescono a fare di più nemmeno rispetto a quella che da rivoluzione si è rivelata una vera burla cioè i Distretti Urbani del Commercio: un'occasione vanificata e ridottasi a prebende per le società di capitali di proprietà di quelle stesse Associazioni senza alcun beneficio per il piccolo commercio che continua a morire. A fronte di queste discrasie legislative accade che le città sono sempre più governate da amministratori mediocri e poco lungimiranti che nel tempo hanno perduto occasioni d'oro per il piccolo commercio mentre hanno incentivato e sostenuto gli ipermercati e la loro diffusione a discapito dei piccoli negozi che l'unica locandina che potrebbero affiggere è quella del loro continuo e progressivo funerale. I livelli di indebitamento delle imprese ha continuato a salire così come cresce l'impossibilità e la difficoltà di accesso al credito, con ricorso sovente a forme illegittime di approvvigionamento. Un clima di tensione sociale drammatico che nel 2020 farà implodere l'intero sistema con previsioni imprevedibili. Anche sul fronte mercati l'analisi è drammatica, considerato anche l'elevato numero di giornate perse a causa delle avverse condizioni meteo.

La trascuratezza e l'incapacità gestionale dei comuni rispetto alle aree mercatali e alla garanzia del riconoscimento del Diritto al Lavoro, sovente violato illegittimamente, rendono l'attività mercatale fortemente a rischio con la conseguenza di mettere sul "mercato" migliaia di disoccupati provenienti da un settore che registra ventimila Imprese in Puglia ed un indotto di oltre duecentomila addetti. Nei prossimi giorni si avrà un quadro ancor più diffuso dei fenomeni di decrescita e agli inizi del 2020 le prime forme di manifestazioni di piazza che porteranno anche ad eclatanti eventi che investiranno sia la Regione Puglia per giungere direttamente ai Palazzi romani. In tutto questo si registrano i grandi assenti che sono coloro che hanno svenduto il proprio ruolo di rappresentanza in cambio di privilegi e di utilizzi esclusivi di fondi pubblici che si stanno rivelando degli sprechi enormi ed ingiustificabili. DI fronte ad un sistema di verifica e controllo praticamente inesistente ognuno si è sentito libero di sperperare e di continuare a girare la testa dall'altra parte mentre il piccolo commercio che avrebbe dovuto rappresentare stava morendo, muore ogni giorno." – ha concluso Montaruli.
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