
Politica
Domenica 22 e Lunedì 23 urne aperte: si vota per il Referendum sulla Giustizia
Si voterà SI per approvare la riforma Nordio e NO per bocciarla: parlano l'avv. Cinzia Petrignano e l'avv. Nicola Lopizzo
San Ferdinando - giovedì 19 marzo 2026
12.23
Il countdown per le urne è agli sgoccioli, tra pochi giorni la parola passerà agli elettori. Nelle giornate di domenica 22 marzo – dalle ore 7:00 alle ore 23:00 – e lunedì 23 marzo – dalle ore 7:00 alle ore 15:00 – si dovrà votare per il Referendum sulla giustizia: barrando sulla casella SI se si vuole approvare la riforma Nordio – quindi approvare la riforma che modifica sette articoli della Costituzione - o barrando sulla casella NO se si vuole bocciare tale riforma.
Per questo referendum costituzionale confermativo non è previsto un quorum: quindi si avrà comunque un risultato a prescindere dal numero di elettori che decideranno di andare a votare.
A tal riguardo abbiamo chiesto a due avvocati, precisamente – l'avv. Cinzia Petrignano sostenitrice del NO e l'avv. Nicola Lopizzo sostenitore del SI – di parlarci delle loro idee a riguardo.
Si parla spesso di 'responsabilità dei magistrati'. In che modo il CSM bilancia oggi l'esigenza di autonomia della magistratura con la necessità di punire condotte improprie? Il sistema vigente è un efficace deterrente o necessita di una riforma profonda?
Raddoppiando, così, anche i costi: questa scelta - che definire sconsiderata è un eufemismo - ci verrebbe a costare circa 90 milioni di euro - 90 milioni di euro che potrebbero essere invece utilizzati a beneficio del sistema giustizia il quale, appunto, per essere più efficace ed efficiente, avrebbe bisogno, fra le tante cose, di interventi seri e mirati sulla telematizzazione del processo e sul personale, per esempio. Basti solo pensare che attualmente abbiamo un sotto organico di circa 1500 magistrati.
Quanto alla Sua domanda sulle condotte 'improprie' dei Magistrati c'è bisogno di comprendere cosa si intende per condotte improprie. Se si tratta di condotte illegali, invero, i magistrati sono sottoposti, come tutti i cittadini, alla giurisdizione penale. Se si tratta di responsabilità professionale, invece, vi do una notizia: in forza di una legge del 1988 - la Legge Vassalli -, modificata poi nel 2015, il Magistrato che, colposamente o dolosamente, nell'esercizio delle proprie funzioni, procura un danno ingiusto alla parte processuale, è tenuto a pagare.
Se, infine, con 'condotte improprie', ci si vuole riferire all'illecito disciplinare, anche in questo caso il Magistrato paga. E lo fa in seguito ad una sanzione eventualmente erogata dal CSM - un organo previsto dalla nostra Costituzione a beneficio dell'indipendenza della Magistratura (art. 104 Cost.) - il quale, fra i propri compiti, annovera anche la gestione delle sanzioni disciplinari.
Per tornare alla sua domanda, dunque, il CSM stando ai dati pare funzionare benissimo. Nel 2025, infatti, i procedimenti disciplinari nei quali si è arrivati a sanzionare i Magistrati corrispondono a circa il 41%. Pensate un po', un organo di autogoverno che sanziona i propri appartenenti 41 volte su 100.
Provocatoriamente, le chiedo di trovarmi un altro organo di auto governo con gli stessi numeri - si pensi che nel processo penale le condanne, in percentuale, sono più basse» .
Molto più semplicemente l'obiettivo, dichiarato e non, è quello di dare maggiori garanzie al cittadino/imputato che subisce un processo avendo come linea guida l'art. 111 o anche detto 'giusto processo' della nostra Carta costituzionale il quale recita espressamente: "Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale." Il giudice in posizione di terzietà rispetto a due parti paritarie: accusa e difesa. Questa riforma costituzionale non fa altro che completare in maniera organica ed omogenea la Riforma 'Vassalli' del 1989, con la quale si è segnato il passaggio definitivo dal sistema inquisitorio ad un sistema di tipo accusatorio (tipico di tutte le democrazie evolute), così da evitare le degenerazioni del correntismo, mantenendo l'autonomia e l'indipendenza della magistratura giudicante e requirente.
Lei mi chiede se il sistema vigente è un efficace deterrente? La risposta alla sua domanda l'hanno avuta tutti gli italiani con il caso Palamara. "La documentazione raccolta dalla Procura della Repubblica di Perugia – la cui rilevanza va valutata nelle sedi proprie previste dalla legge – sembra presentare l'immagine di una Magistratura china su stessa, preoccupata di costruire consensi a uso interno, finalizzati all'attribuzione di incarichi", così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella 18 Giugno 2020.
Con la riforma del CSM e lo sdoppiamento di due consigli autonomi ed indipendenti probabilmente verranno definitivamente eliminate tutte quelle storture che hanno reso la magistratura vulnerabile e non più credibile agli occhi dei cittadini».
Sostenitori e contrari si dividono sull'impatto della riforma: per alcuni è la chiave per una giustizia più rapida, per altri un rischio per l'indipendenza del giudice. Qual è la vostra analisi sul nesso tra il quesito referendario e l'effettiva efficacia del sistema giustizia?
Vede, la riforma che noi abbiamo davanti non è una riforma della giustizia, ma una riforma delle carriere. E dunque non impatta sulla rapidità o sull'efficacia dei processi (penali) in alcun modo. Basterebbe leggerla per comprenderlo e per avere riscontro rispetto a quest'ultima affermazione.
Ha sentito parlare, per esempio, in tutta la discussione che ha riguardato questo referendum - barbaramente condotta, per la verità - di processo civile? Glielo dico io: assolutamente no! E perché? Eppure pure quello - e forse soprattutto quello - solleva dei dubbi rispetto alla propria efficacia. E invece non una parola sul processo civile. Perché? Semplicemente perché questa riforma, lo ripeto, riguarda unicamente le carriere. E dunque, in questo senso, sì: continuo a ribadire, per come è stata pensata, per come è stata scritta, e non da ultimo per come è stata 'divulgata', che questa riforma abbia il solo e precipuo scopo di condurre il Pm sotto le dipendenze del Governo di turno. Minandone la indipendenza - che i padri costituenti - tutti, non solo quelli di sinistra, avevano nell'ottica del bilanciamento dei poteri, contemplato e voluto per la magistratura.
Insomma, il rischio che rilevo è quello che, votando Sì e conducendo il Pm sotto il potere del governo - rendendolo sostanzialmente un super poliziotto - si possa realizzare un doppio binario: quello di un panpenalismo di strada da una parte, e quello di un garantismo di palazzo, dall'altra.
A pagarne il prezzo, evidentemente, sarà sempre e solo il cittadino, che con questa riforma uscirà considerevolmente indebolito. Contrariamente al politico di turno (la cui parte politica è pro tempore al governo…le parole di Nordio, in questo senso, sono terrificanti per chiunque abbia un minimo di cultura democratica) che potrà ambire, invece, all'impunità».
«È per questo che, convintamente, voterò NO. Ed invito chiunque abbia a cuore le sorti di questo Paese, e quelle della Giustizia, a fare lo stesso».
«Mi lasci dire: non faccio il chiaroveggente. Io come tantissimi colleghi non possiamo e non dobbiamo fantasticare sul futuro e/o su improbabili eventi che potranno avverarsi. Siamo studiosi del diritto e come tale ci dobbiamo attenere a quanto scritto dalla e nella norma.
E lo ripeto, non mi sembra che con questa riforma si potranno avverare eventi apocalittici. Avrei voluto tanto che la stessa non venisse strumentalizzata dai partiti politici i quali si sono dimostrati più interessati nel mettere in risalto le rispettive cialtronerie dette e scritte che l'essenza della riforma stessa.
Una cosa è certa: la riforma non si è mai prefissata l'obiettivo di risolvere tutti gli atavici problemi della giustizia in Italia ma credo si è posta come punto di partenza per il suo miglioramento. I cittadini italiani hanno il diritto di fidarsi ed affidarsi alla magistratura la quale va messa però nelle condizioni di operare nel più ampio spazio di libertà, serenità e meritocrazia».
Per questo referendum costituzionale confermativo non è previsto un quorum: quindi si avrà comunque un risultato a prescindere dal numero di elettori che decideranno di andare a votare.
A tal riguardo abbiamo chiesto a due avvocati, precisamente – l'avv. Cinzia Petrignano sostenitrice del NO e l'avv. Nicola Lopizzo sostenitore del SI – di parlarci delle loro idee a riguardo.
Funzioni del Consiglio Superiore della Magistratura
Si parla spesso di 'responsabilità dei magistrati'. In che modo il CSM bilancia oggi l'esigenza di autonomia della magistratura con la necessità di punire condotte improprie? Il sistema vigente è un efficace deterrente o necessita di una riforma profonda?
Risponde l'avv. Cinzia Petrignano:
«Con una battuta, mi verrebbe da dire che il Csm funziona talmente bene che, con questa riforma costituzionale, si è addirittura pensato di sdoppiarlo - volendone creare uno per i magistrati giudicanti ed uno per i pubblici ministeri.Raddoppiando, così, anche i costi: questa scelta - che definire sconsiderata è un eufemismo - ci verrebbe a costare circa 90 milioni di euro - 90 milioni di euro che potrebbero essere invece utilizzati a beneficio del sistema giustizia il quale, appunto, per essere più efficace ed efficiente, avrebbe bisogno, fra le tante cose, di interventi seri e mirati sulla telematizzazione del processo e sul personale, per esempio. Basti solo pensare che attualmente abbiamo un sotto organico di circa 1500 magistrati.
Quanto alla Sua domanda sulle condotte 'improprie' dei Magistrati c'è bisogno di comprendere cosa si intende per condotte improprie. Se si tratta di condotte illegali, invero, i magistrati sono sottoposti, come tutti i cittadini, alla giurisdizione penale. Se si tratta di responsabilità professionale, invece, vi do una notizia: in forza di una legge del 1988 - la Legge Vassalli -, modificata poi nel 2015, il Magistrato che, colposamente o dolosamente, nell'esercizio delle proprie funzioni, procura un danno ingiusto alla parte processuale, è tenuto a pagare.
Se, infine, con 'condotte improprie', ci si vuole riferire all'illecito disciplinare, anche in questo caso il Magistrato paga. E lo fa in seguito ad una sanzione eventualmente erogata dal CSM - un organo previsto dalla nostra Costituzione a beneficio dell'indipendenza della Magistratura (art. 104 Cost.) - il quale, fra i propri compiti, annovera anche la gestione delle sanzioni disciplinari.
Per tornare alla sua domanda, dunque, il CSM stando ai dati pare funzionare benissimo. Nel 2025, infatti, i procedimenti disciplinari nei quali si è arrivati a sanzionare i Magistrati corrispondono a circa il 41%. Pensate un po', un organo di autogoverno che sanziona i propri appartenenti 41 volte su 100.
Provocatoriamente, le chiedo di trovarmi un altro organo di auto governo con gli stessi numeri - si pensi che nel processo penale le condanne, in percentuale, sono più basse» .
Risponde l'avv. Nicola Lopizzo:
«Anzitutto doveroso precisare preliminarmente come questa riforma non ha l'obiettivo di 'colpire' qualcuno, demonizzare la magistratura o assoggettare il Pubblico Ministero al governo di turno. La legge si chiama legge perché si legge ed io, personalmente, non ho riscontrato in nessun novellando articolo riferimenti che possano in alcun modo farmi pensare a tanto.Molto più semplicemente l'obiettivo, dichiarato e non, è quello di dare maggiori garanzie al cittadino/imputato che subisce un processo avendo come linea guida l'art. 111 o anche detto 'giusto processo' della nostra Carta costituzionale il quale recita espressamente: "Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale." Il giudice in posizione di terzietà rispetto a due parti paritarie: accusa e difesa. Questa riforma costituzionale non fa altro che completare in maniera organica ed omogenea la Riforma 'Vassalli' del 1989, con la quale si è segnato il passaggio definitivo dal sistema inquisitorio ad un sistema di tipo accusatorio (tipico di tutte le democrazie evolute), così da evitare le degenerazioni del correntismo, mantenendo l'autonomia e l'indipendenza della magistratura giudicante e requirente.
Lei mi chiede se il sistema vigente è un efficace deterrente? La risposta alla sua domanda l'hanno avuta tutti gli italiani con il caso Palamara. "La documentazione raccolta dalla Procura della Repubblica di Perugia – la cui rilevanza va valutata nelle sedi proprie previste dalla legge – sembra presentare l'immagine di una Magistratura china su stessa, preoccupata di costruire consensi a uso interno, finalizzati all'attribuzione di incarichi", così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella 18 Giugno 2020.
Con la riforma del CSM e lo sdoppiamento di due consigli autonomi ed indipendenti probabilmente verranno definitivamente eliminate tutte quelle storture che hanno reso la magistratura vulnerabile e non più credibile agli occhi dei cittadini».
La chiave per una giustizia più rapida o rischio per l'indipendenza del giudice?
Sostenitori e contrari si dividono sull'impatto della riforma: per alcuni è la chiave per una giustizia più rapida, per altri un rischio per l'indipendenza del giudice. Qual è la vostra analisi sul nesso tra il quesito referendario e l'effettiva efficacia del sistema giustizia?
Risponde l'avv. Cinzia Petrignano:
«Credo di averle già risposto in parte. Chi dice che questa riforma avrà un impatto sulla giustizia rendendola più rapida, efficiente ed efficace, nella migliore delle ipotesi dice una chiacchiera. Nella peggiore, invece, prende deliberatamente in giro i cittadini - credendo, evidentemente, che siano stupidi. Mente sapendo di mentire!Vede, la riforma che noi abbiamo davanti non è una riforma della giustizia, ma una riforma delle carriere. E dunque non impatta sulla rapidità o sull'efficacia dei processi (penali) in alcun modo. Basterebbe leggerla per comprenderlo e per avere riscontro rispetto a quest'ultima affermazione.
Ha sentito parlare, per esempio, in tutta la discussione che ha riguardato questo referendum - barbaramente condotta, per la verità - di processo civile? Glielo dico io: assolutamente no! E perché? Eppure pure quello - e forse soprattutto quello - solleva dei dubbi rispetto alla propria efficacia. E invece non una parola sul processo civile. Perché? Semplicemente perché questa riforma, lo ripeto, riguarda unicamente le carriere. E dunque, in questo senso, sì: continuo a ribadire, per come è stata pensata, per come è stata scritta, e non da ultimo per come è stata 'divulgata', che questa riforma abbia il solo e precipuo scopo di condurre il Pm sotto le dipendenze del Governo di turno. Minandone la indipendenza - che i padri costituenti - tutti, non solo quelli di sinistra, avevano nell'ottica del bilanciamento dei poteri, contemplato e voluto per la magistratura.
Insomma, il rischio che rilevo è quello che, votando Sì e conducendo il Pm sotto il potere del governo - rendendolo sostanzialmente un super poliziotto - si possa realizzare un doppio binario: quello di un panpenalismo di strada da una parte, e quello di un garantismo di palazzo, dall'altra.
A pagarne il prezzo, evidentemente, sarà sempre e solo il cittadino, che con questa riforma uscirà considerevolmente indebolito. Contrariamente al politico di turno (la cui parte politica è pro tempore al governo…le parole di Nordio, in questo senso, sono terrificanti per chiunque abbia un minimo di cultura democratica) che potrà ambire, invece, all'impunità».
«È per questo che, convintamente, voterò NO. Ed invito chiunque abbia a cuore le sorti di questo Paese, e quelle della Giustizia, a fare lo stesso».
Risponde l'avv. Nicola Lopizzo:
«Mi lasci dire: non faccio il chiaroveggente. Io come tantissimi colleghi non possiamo e non dobbiamo fantasticare sul futuro e/o su improbabili eventi che potranno avverarsi. Siamo studiosi del diritto e come tale ci dobbiamo attenere a quanto scritto dalla e nella norma.E lo ripeto, non mi sembra che con questa riforma si potranno avverare eventi apocalittici. Avrei voluto tanto che la stessa non venisse strumentalizzata dai partiti politici i quali si sono dimostrati più interessati nel mettere in risalto le rispettive cialtronerie dette e scritte che l'essenza della riforma stessa.
Una cosa è certa: la riforma non si è mai prefissata l'obiettivo di risolvere tutti gli atavici problemi della giustizia in Italia ma credo si è posta come punto di partenza per il suo miglioramento. I cittadini italiani hanno il diritto di fidarsi ed affidarsi alla magistratura la quale va messa però nelle condizioni di operare nel più ampio spazio di libertà, serenità e meritocrazia».
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