Si è concluso l’ultimo atto della commedia in vernacolo ‘U midch studij e u malat s’ n’ mour’. <span>Foto Anna Verzicco</span>
Si è concluso l’ultimo atto della commedia in vernacolo ‘U midch studij e u malat s’ n’ mour’. Foto Anna Verzicco
Eventi e cultura

Si è concluso l’ultimo atto della commedia in vernacolo ‘U midch studij e u malat s’ n’ mour’

Verità di vita quotidiana raccontate attraverso la leggerezza e l’ironia di attori non professionisti

Il sipario è stato calato per l'ultima volta - nella giornata di ieri domenica 1 marzo – per la commedia in vernacolo 'U midch studij e u malat s' n' mour'.
La commedia in due atti scritta da Tommaso Parisi e diretta dallo stesso, da Donato Resta, da Maria Grazia Nardi e da Angela Parisi con le musiche di Domenico Russo è entrata in scena – per la prima volta – domenica 8 febbraio.

Uno spettacolo nel quale l'energia e la perspicacia di Felina e Peppino – i due anziani interpretati da Raffaella Pangelliere e Vito Ursi - si sono intrecciati alla brama per i soldi della loro badante (interpretata da Saba Cormio). Due anziani legati ancora dalla passione e desiderosi di una vita libera e semplicemente...ordinaria che devono fare i conti però con l'incapacità di medici e infermieri.

Un piccolo incidente di Peppino – una caduta causata nell'atto di indossare i pantaloni – porterà a una serie di peripezie e al coinvolgimento di personaggi strampalati.
Tra questi la vicina impicciona (interpretata da Grazia Lopez) che si presenta un giorno si e l'altro pure per chiedere 'apparentemente' generi alimentari mancanti in casa propria, che poi si rivelano essere sempre soldi. Una manfrina alla quale i due anziani non credono più.

Tutto questo è stato accompagnato da un vecchio medico malandato (interpretato da Salvatore Delia) , con una vista che lascia a desiderare e una conoscenza medica altrettanto assente, che porta 'il professionista' a trattare il paziente Peppino con modalità insolite, ma divertenti per il pubblico.

Ma a prendersi cura dei genitori ci sono la figlia e il genero degli anziani (interpretati rispettivamente da Maria Daddato e Giuseppe Ditroia) che – venuti a conoscenza della caduta di Peppino – si mettono subito all'opera per assicurarsi che l'anziano stia bene.

In un clima di totale ilarità per il pubblico, Peppino e la sua famiglia si ritrovano a fare i conti con un pronto soccorso vuoto e un vigilante (interpretato da Cosimo Rutigliano) che con fermezza non permette loro di accedere alle cure del medico, impegnato con i pazienti accompagnati dal personale sanitario. Modalità che in qualche modo rispecchiano la vita reale in un modo però eufemistico.

Peppino si ritroverà in ospedale con altri due pazienti: uno con una gamba ingessata (interpretato da Giuseppe Miccolis) e un altro con una testa fasciata (interpretato da Nicola Fortunato), tutti e tre sotto le cure di una suora (interpretata da Rosa Valerio) integerrima e un infermiere urlante incapace (interpretato da Savino Maldone) che sbaglia terapie, inverte i controlli da effettuare sui pazienti e dimentica le medicine da far assumere ai tre malcapitati.

Senza contare il giovane medico (interpretato da Giovanni Lopez) – da poco laureato – che stabilisce terapie e trattamenti per i pazienti 'affidandosi' all'intelligenza artificiale.

Insomma una narrazione beffarda che vuole raccontare verità di vita quotidiana ma con modalità leggere e divertenti, che possano far riflettere e allo stesso tempo far sorridere. Tutto questo con due presentatori coinvolgenti e scoppiettanti (Francesca Ameruoso e Salvatore Delia) che hanno sollecitato il pubblico rendendolo parte di un metateatro attraverso un confronto - con somiglianze e differenze - tra le varie generazioni.

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