
Eventi e cultura
“Un cielo di centrini”: a San Ferdinando un tappeto sospeso tra i palazzi del centro storico
L’iniziativa è organizzata dal Comitato Festa Patronale “San Ferdinando Re” in collaborazione con l’associazione “Un tempo tra le mani”
San Ferdinando - sabato 22 agosto 2026
15.25
Una raccolta di centrini artigianali, realizzati con qualsiasi tecnica di lavorazione (uncinetto, ricamo, tombolo, chiacchierino, maglia e altre lavorazioni tessili) per creare un tappeto sospeso tra i palazzi del centro storico di San Ferdinando di Puglia, trasformando le strade in un'opera d'arte a cielo aperto.
Questo l'obiettivo dell'iniziativa "Un cielo di centrini", organizzata dal Comitato Festa Patronale "San Ferdinando Re" in collaborazione con l'associazione "Un tempo tra le mani" e con il patrocinio del Comune di San Ferdinando.
Tutti i centrini sono stati consegnati lo scorso 10 agosto, corredati dai dati del donatore. A seguito della Festa Patronale, i centrini donati non saranno restituiti poiché entreranno a far parte del tappeto artistico che verrà realizzato e collocato in uno spazio dedicato, quale testimonianza permanente della partecipazione della comunità e del valore delle tradizioni.
Abbiamo intervistato Mariolina Spera, presidente del Comitato Festa Patronale "San Ferdinando Re", che ci ha raccontato com'è nata l'idea di questa iniziativa e qual è il suo valore per la comunità.
Come nasce l'idea di unire la tradizione dell'artigianato locale alla Festa Patronale? La comunità di San Ferdinando di Puglia sta rispondendo positivamente all'iniziativa?
«L'idea nasce dal desiderio di rendere la Festa Patronale qualcosa che non fosse soltanto uno spettacolo da guardare, ma una festa da costruire insieme. Abbiamo pensato ai centrini perché rappresentano una parte bellissima della nostra memoria: il lavoro delle nostre nonne, delle nostre mamme, delle donne che per anni hanno trasformato un semplice filo in qualcosa di prezioso. Sono oggetti che appartengono alle nostre case, alla nostra storia e alla nostra identità. Da qui è nata l'idea di raccoglierli e trasformarli in "Un cielo di centrini per il nostro Santo Patrono San Ferdinando Re": tanti piccoli lavori, diversi per forma, colore e tecnica, che insieme diventano una grande opera collettiva. E la risposta della comunità è stata davvero emozionante. Abbiamo visto arrivare centrini custoditi per anni nei cassetti, alcuni accompagnati da un ricordo, da un nome, da una storia. Questo ci ha fatto capire che non stavamo semplicemente raccogliendo dei manufatti: stavamo raccogliendo pezzi della memoria della nostra comunità».
Che valore ha per voi trasformare un oggetto intimo e domestico in un'opera d'arte pubblica sospesa tra i palazzi del centro storico?
«È proprio questo, forse, l'aspetto che ci emoziona di più. Un centrino nasce per stare dentro una casa: su un tavolo, su un mobile, sotto un vaso. È qualcosa di intimo, familiare, quasi privato. Noi abbiamo voluto portarlo fuori dalle case e restituirlo alla comunità, trasformandolo in qualcosa che tutti possano vedere. Quando questi piccoli lavori vengono uniti, diventano un grande tappeto sospeso, una sorta di cielo realizzato dalle mani della nostra gente. E c'è anche un significato simbolico molto forte: tanti fili diversi, tante mani, tante storie che, intrecciandosi, diventano una cosa sola. È quello che dovrebbe essere una comunità. E vederlo sospeso nel nostro centro storico, proprio durante la Festa Patronale, significa anche far dialogare la nostra tradizione con il nostro presente, dimostrando che le cose antiche non devono necessariamente rimanere chiuse nei cassetti: possono tornare a vivere e diventare arte, bellezza e appartenenza».
Come verrà conservato questo "tappeto sospeso" al termine della Festa Patronale? Avete già in mente qualche altra iniziativa in cui potrà essere riutilizzato?
«In realtà il nostro desiderio è che non venga conservato e smontato al termine della Festa. Il nostro intento è proprio quello di lasciarlo lì, sospeso tra i palazzi del centro storico, il più a lungo possibile, idealmente per sempre, fino a quando il tempo e gli agenti atmosferici lo consumeranno naturalmente. Vorremmo che diventasse qualcosa di più di una semplice installazione legata alla Festa Patronale del 2026: un segno permanente della nostra comunità, un elemento che negli anni possa diventare familiare agli occhi dei cittadini e di chi verrà a visitare San Ferdinando di Puglia. Ci piace pensare che, passando sotto quel cielo di centrini anche tra qualche anno, qualcuno possa fermarsi e dire: "Questo lo ha fatto la nostra comunità, con le mani e con il cuore." E proprio per questo, nel tempo, spero che chi continuerà il nostro impegno non escluda la possibilità di arricchirlo con nuovi centrini, trasformandolo in un'opera sempre viva, capace di crescere insieme al paese. Il nostro sogno, quindi, è che quel filo che oggi unisce tanti piccoli lavori non si spezzi con la fine della festa, ma continui a raccontare la storia, la creatività e il cuore di San Ferdinando di Puglia per molti anni ancora».
Questo l'obiettivo dell'iniziativa "Un cielo di centrini", organizzata dal Comitato Festa Patronale "San Ferdinando Re" in collaborazione con l'associazione "Un tempo tra le mani" e con il patrocinio del Comune di San Ferdinando.
Tutti i centrini sono stati consegnati lo scorso 10 agosto, corredati dai dati del donatore. A seguito della Festa Patronale, i centrini donati non saranno restituiti poiché entreranno a far parte del tappeto artistico che verrà realizzato e collocato in uno spazio dedicato, quale testimonianza permanente della partecipazione della comunità e del valore delle tradizioni.
Abbiamo intervistato Mariolina Spera, presidente del Comitato Festa Patronale "San Ferdinando Re", che ci ha raccontato com'è nata l'idea di questa iniziativa e qual è il suo valore per la comunità.
Come nasce l'idea di unire la tradizione dell'artigianato locale alla Festa Patronale? La comunità di San Ferdinando di Puglia sta rispondendo positivamente all'iniziativa?
«L'idea nasce dal desiderio di rendere la Festa Patronale qualcosa che non fosse soltanto uno spettacolo da guardare, ma una festa da costruire insieme. Abbiamo pensato ai centrini perché rappresentano una parte bellissima della nostra memoria: il lavoro delle nostre nonne, delle nostre mamme, delle donne che per anni hanno trasformato un semplice filo in qualcosa di prezioso. Sono oggetti che appartengono alle nostre case, alla nostra storia e alla nostra identità. Da qui è nata l'idea di raccoglierli e trasformarli in "Un cielo di centrini per il nostro Santo Patrono San Ferdinando Re": tanti piccoli lavori, diversi per forma, colore e tecnica, che insieme diventano una grande opera collettiva. E la risposta della comunità è stata davvero emozionante. Abbiamo visto arrivare centrini custoditi per anni nei cassetti, alcuni accompagnati da un ricordo, da un nome, da una storia. Questo ci ha fatto capire che non stavamo semplicemente raccogliendo dei manufatti: stavamo raccogliendo pezzi della memoria della nostra comunità».
Che valore ha per voi trasformare un oggetto intimo e domestico in un'opera d'arte pubblica sospesa tra i palazzi del centro storico?
«È proprio questo, forse, l'aspetto che ci emoziona di più. Un centrino nasce per stare dentro una casa: su un tavolo, su un mobile, sotto un vaso. È qualcosa di intimo, familiare, quasi privato. Noi abbiamo voluto portarlo fuori dalle case e restituirlo alla comunità, trasformandolo in qualcosa che tutti possano vedere. Quando questi piccoli lavori vengono uniti, diventano un grande tappeto sospeso, una sorta di cielo realizzato dalle mani della nostra gente. E c'è anche un significato simbolico molto forte: tanti fili diversi, tante mani, tante storie che, intrecciandosi, diventano una cosa sola. È quello che dovrebbe essere una comunità. E vederlo sospeso nel nostro centro storico, proprio durante la Festa Patronale, significa anche far dialogare la nostra tradizione con il nostro presente, dimostrando che le cose antiche non devono necessariamente rimanere chiuse nei cassetti: possono tornare a vivere e diventare arte, bellezza e appartenenza».
Come verrà conservato questo "tappeto sospeso" al termine della Festa Patronale? Avete già in mente qualche altra iniziativa in cui potrà essere riutilizzato?
«In realtà il nostro desiderio è che non venga conservato e smontato al termine della Festa. Il nostro intento è proprio quello di lasciarlo lì, sospeso tra i palazzi del centro storico, il più a lungo possibile, idealmente per sempre, fino a quando il tempo e gli agenti atmosferici lo consumeranno naturalmente. Vorremmo che diventasse qualcosa di più di una semplice installazione legata alla Festa Patronale del 2026: un segno permanente della nostra comunità, un elemento che negli anni possa diventare familiare agli occhi dei cittadini e di chi verrà a visitare San Ferdinando di Puglia. Ci piace pensare che, passando sotto quel cielo di centrini anche tra qualche anno, qualcuno possa fermarsi e dire: "Questo lo ha fatto la nostra comunità, con le mani e con il cuore." E proprio per questo, nel tempo, spero che chi continuerà il nostro impegno non escluda la possibilità di arricchirlo con nuovi centrini, trasformandolo in un'opera sempre viva, capace di crescere insieme al paese. Il nostro sogno, quindi, è che quel filo che oggi unisce tanti piccoli lavori non si spezzi con la fine della festa, ma continui a raccontare la storia, la creatività e il cuore di San Ferdinando di Puglia per molti anni ancora».


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