
Agricoltura
Agricoltura, C.A.AI. di Capitanata: «La legalità si difende sostenendo le imprese sane»
Questa sera l'incontro a San Ferdinando sui temi della legalità, rappresentazione del comparto agricolo e condizioni in cui operano le imprese
San Ferdinando - mercoledì 29 aprile 2026
14.51
«Non possiamo accettare che un intero comparto produttivo venga raccontato e giudicato attraverso etichette che non distinguono e che finiscono per colpire soprattutto chi lavora onestamente». Lo ha dichiarato Francesco Capacchione il Presidente della C.A.AI. di Capitanata – Confederazione Agricoltori e Agroindustriali, all'indomani dell'articolo pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno che ha utilizzato l'espressione "Agricoltura mafiosa". Nel prendere posizione, la Confederazione ha ribadito che esistono problemi, illegalità e criticità che vanno contrastati senza ambiguità, ma ha evidenziato con fermezza che «confondere le singole
responsabilità con l'identità di un intero settore è un errore grave, che rischia di produrre più danni di quelli che si dice di voler combattere».
In merito alle dichiarazioni del parroco di San Ferdinando di Puglia, il Presidente della C.A.AI. di Capitanata ha espresso una risposta pacata, dialogante ma ferma: «Accogliamo con rispetto il richiamo alla responsabilità morale e al valore della giustizia. Su questo non siamo divisi. Anche noi crediamo che la legalità sia un pilastro fondamentale di ogni comunità e che senza giustizia non possano esistere né sviluppo, né futuro, né dignità del lavoro».
Allo stesso tempo, la Confederazione ha puntualizzato i limiti di alcune rappresentazioni: «Vedere il lupo non può significare descrivere l'intero gregge come composto da lupi. Indicando il pericolo, bisogna distinguere, separare le responsabilità e non trasformare un problema reale in un marchio collettivo che finisce per colpire soprattutto chi vive e lavora onestamente». Secondo la C.A.AI. di Capitanata, l'uso di espressioni generalizzanti rischia di produrre effetti concreti negativi: danno d'immagine ai territori, allontanamento di investimenti, indebolimento delle filiere, maggiore isolamento delle imprese corrette e difficoltà nel favorire percorsi di risanamento autentici.
«Noi rappresentiamo imprese sane – ha sottolineato il Presidente – che pagano il prezzo più alto dell'illegalità: subiscono concorrenza sleale, una narrazione che non rende giustizia al loro impegno quotidiano. Se è vero che non bisogna lasciarsi rubare la speranza dal marchio dell'infamia, allora è altrettanto vero che quel marchio non va apposto indistintamente».
Nel corso della conferenza stampa, che si terrà questa sera alle ore 20 in via Federico Pasculli 12 a San Ferdinando di Puglia, verranno affrontati i principali nodi economici e sociali del comparto agricolo e agroindustriale: pressione normativa crescente, aumento dei costi di produzione, competitività delle filiere, ricadute occupazionali e rapporto tra imprese, istituzioni e territori. La Confederazione inoltre ribadisce il proprio impegno storico sui temi della legalità e della libera iniziativa di impresa, intesa come pratica quotidiana fondata su rispetto delle regole, tracciabilità, concorrenza leale e rifiuto di ogni scorciatoia.
In merito alle dichiarazioni del parroco di San Ferdinando di Puglia, il Presidente della C.A.AI. di Capitanata ha espresso una risposta pacata, dialogante ma ferma: «Accogliamo con rispetto il richiamo alla responsabilità morale e al valore della giustizia. Su questo non siamo divisi. Anche noi crediamo che la legalità sia un pilastro fondamentale di ogni comunità e che senza giustizia non possano esistere né sviluppo, né futuro, né dignità del lavoro».
Allo stesso tempo, la Confederazione ha puntualizzato i limiti di alcune rappresentazioni: «Vedere il lupo non può significare descrivere l'intero gregge come composto da lupi. Indicando il pericolo, bisogna distinguere, separare le responsabilità e non trasformare un problema reale in un marchio collettivo che finisce per colpire soprattutto chi vive e lavora onestamente». Secondo la C.A.AI. di Capitanata, l'uso di espressioni generalizzanti rischia di produrre effetti concreti negativi: danno d'immagine ai territori, allontanamento di investimenti, indebolimento delle filiere, maggiore isolamento delle imprese corrette e difficoltà nel favorire percorsi di risanamento autentici.
«Noi rappresentiamo imprese sane – ha sottolineato il Presidente – che pagano il prezzo più alto dell'illegalità: subiscono concorrenza sleale, una narrazione che non rende giustizia al loro impegno quotidiano. Se è vero che non bisogna lasciarsi rubare la speranza dal marchio dell'infamia, allora è altrettanto vero che quel marchio non va apposto indistintamente».
Nel corso della conferenza stampa, che si terrà questa sera alle ore 20 in via Federico Pasculli 12 a San Ferdinando di Puglia, verranno affrontati i principali nodi economici e sociali del comparto agricolo e agroindustriale: pressione normativa crescente, aumento dei costi di produzione, competitività delle filiere, ricadute occupazionali e rapporto tra imprese, istituzioni e territori. La Confederazione inoltre ribadisce il proprio impegno storico sui temi della legalità e della libera iniziativa di impresa, intesa come pratica quotidiana fondata su rispetto delle regole, tracciabilità, concorrenza leale e rifiuto di ogni scorciatoia.
Nel merito, la C.A.AI. di Capitanata annuncia che nel corso della conferenza stampa verranno affrontati i principali nodi economici e sociali del comparto agricolo e agroindustriale:
- la crescente pressione normativa sulle imprese;
- l'aumento dei costi di produzione e la perdita di competitività delle filiere;
- le ricadute sull'occupazione;
- il rapporto tra imprese, istituzioni e territori;
- le proposte concrete della Confederazione per tutelare lavoro, produzione e reddito delle imprese sane.
«La vera forza di una comunità – conclude il Presidente – non sta solo nel denunciare il male, ma anche nel dare visibilità al bene, nel sostenere chi rispetta le regole e lavora onestamente. La legalità non è una bandiera da sventolare contro qualcuno, è un cammino da fare insieme. E noi, come organizzazione datoriale, quel cammino lo percorriamo ogni giorno, con i fatti».
«La vera forza di una comunità – conclude il Presidente – non sta solo nel denunciare il male, ma anche nel dare visibilità al bene, nel sostenere chi rispetta le regole e lavora onestamente. La legalità non è una bandiera da sventolare contro qualcuno, è un cammino da fare insieme. E noi, come organizzazione datoriale, quel cammino lo percorriamo ogni giorno, con i fatti».
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