Incuria della Torre dell’Orologio: parla la consigliera di opposizione Angela Camporeale
Incuria della Torre dell’Orologio: parla la consigliera di opposizione Angela Camporeale
Politica

Incuria della Torre dell’Orologio: parla la consigliera di opposizione Angela Camporeale

«Meno fari abusivi e più dignità»: dopo i fari installati compare anche un’antenna

A San Ferdinando un nuovo reclamo viene posto dal consiglio di minoranza – in modo particolare dalla consigliera Angela Camporeale – che attraverso un post social rivendica nuovamente una maggiore tutela di uno dei patrimoni più importanti per il paese sanferdinandese: la Torre dell'Orologio.

«Nata nel 1900 per scandire il tempo delle cure contro la malaria e guidarci verso il 'retto sentier', la nostra Torre dell'Orologio è oggi diventata il pezzo forte della collezione 'Fai-da-te e Abusi' comunale»: inizia così il post della Camporeale.

«Dopo la sonora ramanzina della Soprintendenza per i fari installati senza permesso e un portone che sta insieme con la forza della disperazione (e un lucchetto degno di una bicicletta scassata), il Sindaco in Consiglio ha sfoderato il grande classico: 'Non sono stato io e non abbiamo un euro'»: abbiamo chiesto a questo proposito alla consigliera comunale di indicarci il consiglio di riferimento e le domande poste in merito. «Si tratta dell'interrogazione discussa nel corso del Consiglio comunale del 10 febbraio scorso». Nella stessa si legge:

"Considerato che:
- In data 19 dicembre 2025, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Barletta-Andria-Trani e Foggia ha inviato al nostro Comune una formale richiesta di informazioni (Prot. 0028825) a seguito di segnalazioni riguardanti lo stato del monumento.

- Il bene è formalmente tutelato ai sensi dell'art. 10, co. 1 del D.1gs. n. 42/2004 fin dal 1984.
- Dalla nota della Soprintendenza emerge l'installazione di due fari per l'illuminazione collocati direttamente sulla struttura monumentale senza alcuna preventiva richiesta o autorizzazione, rendendo tali opere abusivamente eseguite ai sensi del Codice dei beni culturali".

In aggiunta fu segnalato un grave stato di incuria della porta di ingresso, chiusa per altro con un semplice lucchetto con gancio – nuovamente ribadito dalla consigliera nel recente post – e a tal proposito fu chiesto se fosse stato predisposto un progetto di manutenzione straordinaria per la suddetta porta.

Nello stesso consiglio il sindaco e l'assessore competente furono interrogati anche su altri aspetti inerenti la torre:
"- Considerato che l'installazione dei fari direttamente sul corpo della Torre è stata giustificata con la necessità di migliorare 1'illuminazione di una piazza che, da tempo, versa in condizioni di evidente carenza illuminotecnica, nonostante rappresenti uno dei principali luoghi di incontro e aggregazione della comunità cittadina - criticità già nota e più volte rilevata nel corso del mandato di questa Amministrazione Si chiede di chiarire per quale motivo non sia stato richiesto preventivamente il necessario nulla osta della Soprintendenza competente, esponendo così l'Ente al concreto rischio di sanzioni previste dalla Parte IV del Codice dei beni culturali e del paesaggio.
- Quali provvedimenti immediati l'Amministrazione intenda adottare per rispondere richieste della Soprintendenza e per sanare l'irregolarità delle installazioni.
- Come si intenda garantire in futuro la sicurezza e la conservazione del bene, come previsto dall'art. 30 del D.lgs. 42/2004, evitando che il patrimonio storico di San Ferdinando di Puglia, sia lasciato in balia di interventi approssimativi o dell'abbandono
".

Ma dopo queste interrogazioni, la consigliera torna sul tema della Torre e di tutti gli elementi che la danneggiano, lamentando la presenza di un «nuovo misterioso gadget tecnologico». Termina con una sferzata ironica: «Probabilmente, non avendo fondi per il restauro, l'Amministrazione ha deciso di trasformare il monumento in una stazione spaziale. Forse per avvistare meglio i prossimi mutui? Meno fari abusivi e più dignità: la nostra storia merita di più di una risposta 'menzognera' e un'antenna di troppo».

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