
Eventi e cultura
Può l'intelligenza artificiale essere cosciente?: parla Saverio Lorusso
Un incontro tra fede, filosofia e consapevolezza dei limiti di un'intelligenza che rischia di governarci
San Ferdinando - domenica 21 giugno 2026
19.42
Una serata dedicata all'intelligenza artificiale e alla sua presenza costante nella vita di tutti, quella di venerdì 19 giugno che si è tenuta presso il cortile della Chiesa del Carmine, promossa dalla Biblioteca "Don Milani" e dalla Parrocchia San Ferdinando Re di San Ferdinando di Puglia.
È stata quindi ospitata la presentazione del volume "Intelligenza artificiale e coscienza umana" di Saverio Lorusso, che ha visto lo stesso autore - membro della Società Italiana di Neuroetica e Filosofia delle Neuroscienze - essere accompagnato da don Mimmo Marrone - parroco e teologo – e dal professor Giacomo Capodivento - docente di Religione Cattolica – con la moderazione affidata al professore Rosario Lovecchio, coordinatore della Biblioteca "Don Milani".
Un tema questo che si sposa perfettamente con la recente enciclica - Magnifica Humanitas di papa Leone XIV – che fa proprio riferimento alla custodia della persona umana nell'epoca dell'intelligenza artificiale. E a questo proposito l'autore del libro afferma: «Come ha detto nella relazione, noi ci troviamo in un ecosistema e questo ecosistema ci condiziona: condiziona i nostri comportamenti, il nostro linguaggio, la nostra modalità di pensare ed è per questo che dobbiamo attrezzarci di conoscenze utili a capire in che modo dobbiamo trattare con questo ecosistema nel quale ci troviamo ormai a vivere. Non una demonizzazione – come anche sottolinea il papa – perché la tecnologia ci serve per migliorare la vita, ma una serie di puntualizzazioni, tra cui la consapevolezza che la tecnologia è in mano a pochi e potenti lobby – e citando Karl Marx e la lotte di classe, spiega come la stessa sia ancora presente: «C'è una lotta per il dominio e l'intelligenza artificiale fa parte di questa lotta nella quale noi veniamo coinvolti».
Interviene anche il parroco don Mimmo Marrone: «Non dobbiamo avere l'atteggiamento ne di un ottimismo ubriaco, né di un pessimismo deprimente. Quando fu inventata la scrittura – sapete che tutta la cultura veniva trasmessa con la tradizione orale, lo stesso Platone – quando fu inventata la scrittura – si allarmò dicendo che con l'invenzione della scrittura l'umanità avrebbe conosciuto il più grande decadimento culturale»: e ovviamente non è andata così.
Continua poi riferendosi al cuore dell'iniziativa: «È improprio chiamarla intelligenza artificiale, non è intelligenza artificiale perché dietro c'è l'intelligenza umana che programma, organizza, finalizza, struttura tutti i diversi ambiti in cui l'intelligenza poi viene applicata attraverso le macchine, quindi un atteggiamento di vigilanza ma non di forme apocalittiche che ci fanno credere che con l'intelligenza artificiale noi ormai siamo alla fine dell'umanità».
A proposito di umanità Saverio Lorusso afferma: «Noi dobbiamo sempre più orientarci verso una riumanizzazione dell'umano e questo lavoro lo vedremo sia in ambito psicologico, che filosofico, che di fede. Un compito che ci verrà affidato è proprio questo: quello di riportare le persone a essere umane, perché le app, la tecnologia ci colonizza la mente. Spesso lasciamo che quel tempo che ci viene dato in aggiunta dall'affrancamento del lavoro, noi lo diamo alla tecnologia. Infatti se andate su 'benessere digitale' voi avrete dedicato almeno 3 ore del vostro tempo all'apparecchio digitale – termina - abbiamo bisogno di riappropriarci della nostra coscienza, di timorare in noi stessi, di capire chi siamo, cosa vogliamo, dove stiamo andando, abbiamo bisogno di prenderci cura della nostra interiorità».
Parlando della copertina del libro lo scrittore Lorusso spiega il motivo della presenza di quel personaggio: «Ho voluto mettere Diogene: lui girava ad Atene, in pieno giorno, con una lampada accesa dicendo: 'Cerco l'uomo!'. Ecco, forse questa sua ricerca è attuale. E noi oggi dobbiamo riappropriarci di questa ricerca perché con l'avanzare di questa tecnologia e con i fondamenti materialisti - di cui ha parlato il professore Capodivento nella sua relazione - noi abbiamo bisogno di chiederci ancora oggi chi siamo, cosa vogliamo credere che siamo, cosa e in che modo abbiamo bisogno di orientare il nostro pensiero per riappropriarci della nostra umanità; perché uno dei problemi che pone l'intelligenza artificiale è la disumanizzazione nostra».
Facendo riferimento invece all' intelligenza artificiale e all'eccessivo coinvolgimento interviene il professor Giacomo Capodivento:
«L'intelligenza artificiale è un mezzo. Fino a quando noi creiamo con la tecnica i prodotti, sono degli artefatti, questi artefatti sono dei mezzi che noi utilizziamo per un fine. Qualora l'approccio riduzionista arrivasse a trasformare l'esperienza umana solo in una serie di somma di funzioni - e l'intelligenza artificiale può replicare queste cose – cosa succederebbe? Succederebbe che l'essere umano dall'essere il padrone, quindi l'agente che indirizza questo mezzo verso un fine si ritroverebbe ad essere lui stesso il prodotto dell'intelligenza artificiale. Quindi in qualche modo ci sarebbe un rovesciamento del paradigma antropocentrico».
Continua poi parlando della coscienza fenomenica: «Noi abbiamo – rispetto all'elaborazione che facciamo della realtà esterna – un'esperienza soggettiva che è tipica, è personale, è soggettiva ed è quella che appunto l'autore affronta come coscienza fenomenica: cioè i fenomeni esterni hanno una risonanza dentro di noi che è unica. Ci sono diversi esperimenti mentali che vengono riportati anche dal testo per contrastare l'idea che l'intelligenza sia qualcosa di fisico, irriducibile alla parte biologica. Il rischio reale è che l'ecosistema tecnico prenda il sopravvento sull'umano ma non perché c'è un'intelligenza artificiale superiore, ma semplicemente perché l'essere umano perde il controllo, la direzione e il senso del suo agire. E questo pericolo forse è il più vicino».
Termina Saverio Lorusso facendo riferimento allo scrittore Tolkien che cita attraverso le parole di uno dei personaggi dell'opera 'Il Signore degli Anelli'. Il personaggio in quesrione è Gandalf: : «'Non tocca a noi scegliere, ci sono delle cose che accadono, tutto ciò che possiamo decidere è come disporre il tempo che ci è dato' - e a questo proposito Saverio Lorusso dice - allora a noi il compito di vivere bene il nostro tempo, senza pensare che nel passato si stava peggio e nel futuro si starà meglio. A noi il compito di vivere questo tempo che è il nostro e di darlo possibilmente migliorato ai nostri figli in quella che viene detta una 'responsabilità tra generazioni'»
È stata quindi ospitata la presentazione del volume "Intelligenza artificiale e coscienza umana" di Saverio Lorusso, che ha visto lo stesso autore - membro della Società Italiana di Neuroetica e Filosofia delle Neuroscienze - essere accompagnato da don Mimmo Marrone - parroco e teologo – e dal professor Giacomo Capodivento - docente di Religione Cattolica – con la moderazione affidata al professore Rosario Lovecchio, coordinatore della Biblioteca "Don Milani".
Un tema questo che si sposa perfettamente con la recente enciclica - Magnifica Humanitas di papa Leone XIV – che fa proprio riferimento alla custodia della persona umana nell'epoca dell'intelligenza artificiale. E a questo proposito l'autore del libro afferma: «Come ha detto nella relazione, noi ci troviamo in un ecosistema e questo ecosistema ci condiziona: condiziona i nostri comportamenti, il nostro linguaggio, la nostra modalità di pensare ed è per questo che dobbiamo attrezzarci di conoscenze utili a capire in che modo dobbiamo trattare con questo ecosistema nel quale ci troviamo ormai a vivere. Non una demonizzazione – come anche sottolinea il papa – perché la tecnologia ci serve per migliorare la vita, ma una serie di puntualizzazioni, tra cui la consapevolezza che la tecnologia è in mano a pochi e potenti lobby – e citando Karl Marx e la lotte di classe, spiega come la stessa sia ancora presente: «C'è una lotta per il dominio e l'intelligenza artificiale fa parte di questa lotta nella quale noi veniamo coinvolti».
Interviene anche il parroco don Mimmo Marrone: «Non dobbiamo avere l'atteggiamento ne di un ottimismo ubriaco, né di un pessimismo deprimente. Quando fu inventata la scrittura – sapete che tutta la cultura veniva trasmessa con la tradizione orale, lo stesso Platone – quando fu inventata la scrittura – si allarmò dicendo che con l'invenzione della scrittura l'umanità avrebbe conosciuto il più grande decadimento culturale»: e ovviamente non è andata così.
Continua poi riferendosi al cuore dell'iniziativa: «È improprio chiamarla intelligenza artificiale, non è intelligenza artificiale perché dietro c'è l'intelligenza umana che programma, organizza, finalizza, struttura tutti i diversi ambiti in cui l'intelligenza poi viene applicata attraverso le macchine, quindi un atteggiamento di vigilanza ma non di forme apocalittiche che ci fanno credere che con l'intelligenza artificiale noi ormai siamo alla fine dell'umanità».
A proposito di umanità Saverio Lorusso afferma: «Noi dobbiamo sempre più orientarci verso una riumanizzazione dell'umano e questo lavoro lo vedremo sia in ambito psicologico, che filosofico, che di fede. Un compito che ci verrà affidato è proprio questo: quello di riportare le persone a essere umane, perché le app, la tecnologia ci colonizza la mente. Spesso lasciamo che quel tempo che ci viene dato in aggiunta dall'affrancamento del lavoro, noi lo diamo alla tecnologia. Infatti se andate su 'benessere digitale' voi avrete dedicato almeno 3 ore del vostro tempo all'apparecchio digitale – termina - abbiamo bisogno di riappropriarci della nostra coscienza, di timorare in noi stessi, di capire chi siamo, cosa vogliamo, dove stiamo andando, abbiamo bisogno di prenderci cura della nostra interiorità».
Parlando della copertina del libro lo scrittore Lorusso spiega il motivo della presenza di quel personaggio: «Ho voluto mettere Diogene: lui girava ad Atene, in pieno giorno, con una lampada accesa dicendo: 'Cerco l'uomo!'. Ecco, forse questa sua ricerca è attuale. E noi oggi dobbiamo riappropriarci di questa ricerca perché con l'avanzare di questa tecnologia e con i fondamenti materialisti - di cui ha parlato il professore Capodivento nella sua relazione - noi abbiamo bisogno di chiederci ancora oggi chi siamo, cosa vogliamo credere che siamo, cosa e in che modo abbiamo bisogno di orientare il nostro pensiero per riappropriarci della nostra umanità; perché uno dei problemi che pone l'intelligenza artificiale è la disumanizzazione nostra».
Facendo riferimento invece all' intelligenza artificiale e all'eccessivo coinvolgimento interviene il professor Giacomo Capodivento:
«L'intelligenza artificiale è un mezzo. Fino a quando noi creiamo con la tecnica i prodotti, sono degli artefatti, questi artefatti sono dei mezzi che noi utilizziamo per un fine. Qualora l'approccio riduzionista arrivasse a trasformare l'esperienza umana solo in una serie di somma di funzioni - e l'intelligenza artificiale può replicare queste cose – cosa succederebbe? Succederebbe che l'essere umano dall'essere il padrone, quindi l'agente che indirizza questo mezzo verso un fine si ritroverebbe ad essere lui stesso il prodotto dell'intelligenza artificiale. Quindi in qualche modo ci sarebbe un rovesciamento del paradigma antropocentrico».
Continua poi parlando della coscienza fenomenica: «Noi abbiamo – rispetto all'elaborazione che facciamo della realtà esterna – un'esperienza soggettiva che è tipica, è personale, è soggettiva ed è quella che appunto l'autore affronta come coscienza fenomenica: cioè i fenomeni esterni hanno una risonanza dentro di noi che è unica. Ci sono diversi esperimenti mentali che vengono riportati anche dal testo per contrastare l'idea che l'intelligenza sia qualcosa di fisico, irriducibile alla parte biologica. Il rischio reale è che l'ecosistema tecnico prenda il sopravvento sull'umano ma non perché c'è un'intelligenza artificiale superiore, ma semplicemente perché l'essere umano perde il controllo, la direzione e il senso del suo agire. E questo pericolo forse è il più vicino».
Termina Saverio Lorusso facendo riferimento allo scrittore Tolkien che cita attraverso le parole di uno dei personaggi dell'opera 'Il Signore degli Anelli'. Il personaggio in quesrione è Gandalf: : «'Non tocca a noi scegliere, ci sono delle cose che accadono, tutto ciò che possiamo decidere è come disporre il tempo che ci è dato' - e a questo proposito Saverio Lorusso dice - allora a noi il compito di vivere bene il nostro tempo, senza pensare che nel passato si stava peggio e nel futuro si starà meglio. A noi il compito di vivere questo tempo che è il nostro e di darlo possibilmente migliorato ai nostri figli in quella che viene detta una 'responsabilità tra generazioni'»




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