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«Le mani dei contadini patrimonio dell'UNESCO», Vazapp lancia la petizione

«L’hub rurale chiede anche al Presidente della Repubblica e alle istituzioni tutte di designare una giornata che celebri quelle mani per restituire dignità al lavoro agricolo nel rispetto dei diritti umani»

Vazapp, il primo hub rurale in Puglia, lancia una nuova petizione su Change.org per far diventare le mani dei braccianti e dei contadini patrimonio immateriale dell'UNESCO.

L'hub rurale chiede anche al Presidente della Repubblica e alle istituzioni tutte di designare una giornata che celebri quelle mani per restituire dignità al lavoro agricolo nel rispetto dei diritti umani.

«Questo significa dare speranza anche al nostro futuro» si legge nella nota che comunica l'avvio della petizione.

«Le mani di chi lavora la terra non sono, infatti, come le altre mani. Esse sono uniche, asciugate dal sole e levigate dal vento. Sono mani che custodiscono "saperi" antichi che hanno trasformato l'esperienza in sapienza. Su quelle mani sono impresse storie di vita e di sacrifici. Ogni giorno, esse producono il cibo che arriva sulle nostre tavole».

«Don Michele de Paolis, fondatore di Vazapp, ha trasmesso a chi l'ha conosciuto l'importanza di dare sempre il proprio contributo, anche se piccolo, per imprimere forza alla corrente del cambiamento. Per questo, Vazapp è nato per rilanciare il settore agricolo attraverso un percorso di innovazione sociale. Esso è, infatti, un luogo di condivisione, formazione e creazione di relazioni formato da giovani agricoltori, professionisti, ricercatori, comunicatori e creativi. L'intento è di sviluppare idee e attività imprenditoriali, finalizzate a creare opportunità e dar vita ad una "Filiera colta"®» scrivono i promotori dell'iniziativa.

E concludono: «A seguito degli ultimi episodi tragici registratesi in provincia di Foggia, Vazapp ha creduto fortemente che un piccolo contributo verso il cambiamento del volto dell'agricoltura debba passare prima di tutto dal riconoscimento del suo valore immateriale, inteso non come attività lavorativa ma come tradizione del sapere da tramandare alle prossime generazioni. In questo modo, i giovani non saranno più costretti a fare le valigie per andare via ma saranno felici di restare per unirsi con quelle persone che amano la propria terra e che vogliono farla crescere. La terra è il luogo più fertile per coltivare i sogni».
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