
Religioni
Termina la festa patronale tra processione e fuochi pirotecnici
«Questa è casa nostra, non cosa nostra»: la frase di don Mimmo Marrone che ha scaturito consensi e applausi
San Ferdinando - lunedì 31 agosto 2026
15.06
È terminata nella giornata di ieri – a San Ferdinando di Puglia - la Festa Patronale, che ha visto in mattinata la concelebrazione Eucaristica con il vescovo Mons. Leonardo D'Ascenzo e – in serata – la processione del santo patrono San Ferdinando Re.
Tre giornate all'insegna della fede, della condivisione, delle tradizioni, degli spettacoli, nei quali è stato ribadito più volte l'importanza del vivere da cittadini rispettosi degli altri e del paese stesso.
Durante la concelebrazione Eucaristica erano presenti – oltre al parroco della Chiesa San Ferdinando Re, don Mimmo Marrone – anche gli altri parroci, rispettivamente: don Ruggiero Lattanzio (della Chiesa Sacro Cuore di Gesù), padre Paolo Dicorato (della Chiesa B.V. del Ss. Rosario), padre Edison e i sanferdinandesi don Paolo Spera (della parrocchia Sacro Cuore di Gesù di Corato), il diacono Luigi Bilotto e padre Ignazio Miccolis.
Presenti anche le autorità militari e civili, tra questi il presidente del Consiglio Comunale Vincenzo Todisco – in rappresentanza del sindaco Lamacchia – il consigliere Michele Ferrante e l'ass. Daniela Rondinone.
In serata, verso le ore 19:30, si è snodata la processione per le vie della città. I confratelli e le consorelle a turno – insieme ai membri del Comitato Festa Patronale – hanno affiancato il simulacro del santo patrono che è stato accolto con trepidante gioia e – in alcuni casi – con emozione dalla gente che attendeva il santo dai balconi, sui marciapiedi, davanti alle porte delle loro abitazioni. In diversi vie cittadine la statua del santo è stata accolta tra i colori delle coperte storicamente stese ai balconi in segno di festa e devozione.
E tra vicoli caldi e umidi e qualche sventolata in più di ventaglio si è giunti – facendosi spazio tra le bancarelle situate in piazza – alla Chiesa San Ferdinando Re dove – don Mimmo – come di consuetudine ha speso parole di confronto verso la città sanferdinandese:
«Amati sanferdinandesi, questa sera la festa finisce. Le luminarie si spegneranno. La musica tacerà. Le strade torneranno lentamente alla loro quotidianità. E noi riporteremo San Ferdinando nella sua nicchia. Ma prima di riportare il Santo nella sua casa, permettetemi di fare una domanda: e noi, che cosa porteremo a casa? Soltanto il ricordo di una bella festa? Soltanto una processione riuscita, i fuochi, la banda, gli incontri, le fotografie? Oppure una domanda che continuerà a inquietarci quando questa piazza sarà vuota? Perché un patrono non è stato dato a una città per decorarne le feste. Un santo non serve a rendere più solenne una tradizione. Un santo serve, qualche volta, a disturbare la coscienza di un popolo. Ci consegna una domanda: che città vogliamo essere?» esordisce così don Mimmo facendo riferimento alla delicata fase di verifica istituzionale di cui – specifica - «parlare con rispetto, senza anticipare giudizi e senza trasformarlo in sentenza». Passa poi ad un'altra ferita: le esplosioni e gli atti violenti evidenziando come non si possa abituarsi a tutto questo: «Non possiamo dire 'è successo anche stavolta', non possiamo trasformare l'indignazione in una reazione di ventiquattro ore e poi tornare alla nostra indifferenza»: spiegando come non si custodisca la casa soltanto chiudendo le porte, ma anche attraverso l'educazione dei figli, attraverso il rispetto delle regole e soprattutto «denunciando ciò che deve essere denunciato».
Ha poi rivolto una parola a chiunque governi ed eserciti il potere: «Il potere non appartiene soltanto ai politici. Anche noi, in tanti modi, esercitiamo un potere sulla vita degli altri. E San Ferdinando ci ricorda una cosa semplice e terribile: il potere non è possesso – e ancora – non chiedersi 'Quanti mi applaudono?' ma 'Chi è rimasto indietro per colpa delle mie decisioni?'»
Termina rivolgendo parole di conforto anche ai giovani, spesso manovrati e direzionati verso le strade più sbagliate dalle quali poi non riescono più a far ritorno: «Se un giovane tornerà a casa pensando 'Io non voglio essere manovalanza di nessuno' allora San Ferdinando sarà passato davvero per le nostre strade - e ancora – se un amministratore tornerà a casa domandandosi 'Sto servendo o mi sto servendo del potere?' allora questa festa avrà prodotto un frutto»
Conclude: «San Ferdinando, insegnaci ad amare questa città. Perché solo ciò che si ama davvero, si custodisce. E al popolo tuo concedi pace e prosperità».
A chiudere la giornata sono stati i fuochi d'artificio, resi ancora più desiderati dal pubblico dopo un'attesa di oltre un'ora sulla tabella di marcia: impazienti soprattutto gli agricoltori che avrebbero salutato la festa patronale con il ritorno mattutino nelle campagne.
Tre giornate all'insegna della fede, della condivisione, delle tradizioni, degli spettacoli, nei quali è stato ribadito più volte l'importanza del vivere da cittadini rispettosi degli altri e del paese stesso.
Durante la concelebrazione Eucaristica erano presenti – oltre al parroco della Chiesa San Ferdinando Re, don Mimmo Marrone – anche gli altri parroci, rispettivamente: don Ruggiero Lattanzio (della Chiesa Sacro Cuore di Gesù), padre Paolo Dicorato (della Chiesa B.V. del Ss. Rosario), padre Edison e i sanferdinandesi don Paolo Spera (della parrocchia Sacro Cuore di Gesù di Corato), il diacono Luigi Bilotto e padre Ignazio Miccolis.
Presenti anche le autorità militari e civili, tra questi il presidente del Consiglio Comunale Vincenzo Todisco – in rappresentanza del sindaco Lamacchia – il consigliere Michele Ferrante e l'ass. Daniela Rondinone.
In serata, verso le ore 19:30, si è snodata la processione per le vie della città. I confratelli e le consorelle a turno – insieme ai membri del Comitato Festa Patronale – hanno affiancato il simulacro del santo patrono che è stato accolto con trepidante gioia e – in alcuni casi – con emozione dalla gente che attendeva il santo dai balconi, sui marciapiedi, davanti alle porte delle loro abitazioni. In diversi vie cittadine la statua del santo è stata accolta tra i colori delle coperte storicamente stese ai balconi in segno di festa e devozione.
E tra vicoli caldi e umidi e qualche sventolata in più di ventaglio si è giunti – facendosi spazio tra le bancarelle situate in piazza – alla Chiesa San Ferdinando Re dove – don Mimmo – come di consuetudine ha speso parole di confronto verso la città sanferdinandese:
«Amati sanferdinandesi, questa sera la festa finisce. Le luminarie si spegneranno. La musica tacerà. Le strade torneranno lentamente alla loro quotidianità. E noi riporteremo San Ferdinando nella sua nicchia. Ma prima di riportare il Santo nella sua casa, permettetemi di fare una domanda: e noi, che cosa porteremo a casa? Soltanto il ricordo di una bella festa? Soltanto una processione riuscita, i fuochi, la banda, gli incontri, le fotografie? Oppure una domanda che continuerà a inquietarci quando questa piazza sarà vuota? Perché un patrono non è stato dato a una città per decorarne le feste. Un santo non serve a rendere più solenne una tradizione. Un santo serve, qualche volta, a disturbare la coscienza di un popolo. Ci consegna una domanda: che città vogliamo essere?» esordisce così don Mimmo facendo riferimento alla delicata fase di verifica istituzionale di cui – specifica - «parlare con rispetto, senza anticipare giudizi e senza trasformarlo in sentenza». Passa poi ad un'altra ferita: le esplosioni e gli atti violenti evidenziando come non si possa abituarsi a tutto questo: «Non possiamo dire 'è successo anche stavolta', non possiamo trasformare l'indignazione in una reazione di ventiquattro ore e poi tornare alla nostra indifferenza»: spiegando come non si custodisca la casa soltanto chiudendo le porte, ma anche attraverso l'educazione dei figli, attraverso il rispetto delle regole e soprattutto «denunciando ciò che deve essere denunciato».
Ha poi rivolto una parola a chiunque governi ed eserciti il potere: «Il potere non appartiene soltanto ai politici. Anche noi, in tanti modi, esercitiamo un potere sulla vita degli altri. E San Ferdinando ci ricorda una cosa semplice e terribile: il potere non è possesso – e ancora – non chiedersi 'Quanti mi applaudono?' ma 'Chi è rimasto indietro per colpa delle mie decisioni?'»
Termina rivolgendo parole di conforto anche ai giovani, spesso manovrati e direzionati verso le strade più sbagliate dalle quali poi non riescono più a far ritorno: «Se un giovane tornerà a casa pensando 'Io non voglio essere manovalanza di nessuno' allora San Ferdinando sarà passato davvero per le nostre strade - e ancora – se un amministratore tornerà a casa domandandosi 'Sto servendo o mi sto servendo del potere?' allora questa festa avrà prodotto un frutto»
Conclude: «San Ferdinando, insegnaci ad amare questa città. Perché solo ciò che si ama davvero, si custodisce. E al popolo tuo concedi pace e prosperità».
A chiudere la giornata sono stati i fuochi d'artificio, resi ancora più desiderati dal pubblico dopo un'attesa di oltre un'ora sulla tabella di marcia: impazienti soprattutto gli agricoltori che avrebbero salutato la festa patronale con il ritorno mattutino nelle campagne.

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