Terminati i festeggiamenti in onore del dies natalis Sancti Ferdinandi
Concelebrazione Eucaristica in serata: con presentazione di chi porta il nome Ferdinando
lunedì 1 giugno 2026
10.55
Nella giornata di giovedì – 30 maggio – è stato celebrato e festeggiato il dies natalis di San Ferdinando Re anticipato dal triduo di preparazione. La giornata è stata inaugurata dal festoso suono di campane e diana mattutina, con il giro per le vie del paese della "Bassa Musica – Città di Molfetta". In serata – alle ore 19:00 – la solenne Concelebrazione Eucaristica alla presenza delle autorità civili e militari. Presenti anche gli altri parroci - don Ruggiero Lattanzio e padre Paolo Dicorato - il consigliere comunale Vincenzo Todisco in rappresentanza del sindaco e l'assessora Daniela Rondinone.
Un giorno particolarmente sentito dai fedeli e da tutti i sanferdinandesi, particolarmente devoti al santo, protettore del paese.
Quest'anno, inoltre, il Comitato Festa Patronale San Ferdinando Re ha ben pensato di onorare il santo presentando alla comunità tutti i sanferdinandesi che portano il nome di Ferdinando e Fernanda.
Nell'occasione abbiamo chiesto a don Mimmo Marrone – parroco della Chiesa Madre – di poter esprimere un messaggio da rivolgere a tutti i fedeli e all'intera comunità sanferdinandese.
«Miei cari fedeli e cittadini sanferdinandesi, la festa liturgica del nostro Santo Patrono non è la semplice ripetizione di una tradizione passata, ma un appello dirompente alla responsabilità di oggi»: inizia con determinazione don Mimmo.
«San Ferdinando attraversa i secoli per porre la nostra comunità di fronte a un bivio decisivo che scuote le coscienze e interroga l'anima stessa della città.Troppo spesso rischiamo di cedere a un letargo civico, a un'indifferenza grigia che si sedimenta invisibile nelle piazze e nelle pieghe dell'anima».
Continua il parroco della Chiesa Madre puntando sulla qualità delle scelte: «Quando ci abituiamo al brutto, al disimpegno e alla logica del 'tanto lo fanno tutti', rinunciamo a custodire il bene comune. Ci comportiamo come creature nate per il cielo che hanno smarrito il senso dell'altezza, accontentandosi di camminare troppo in basso. Ma noi non siamo nati per vivere all'ombra della rassegnazione. San Ferdinando non ci chiama a un'umiltà di facciata o al silenzio complice, ma a riscoprire l'audacia di una fede che si fa giustizia, legalità e servizio trasparente».
Si rivolge poi in modo particolare anche ai giovani: «Chiedo a tutti di abbandonare ogni opacità, testimoniando con i fatti che l'onestà e la verità non sono inutili. Ai giovani, aurora e germoglio della nostra rinascita, dico di non lasciarsi rubare la santa indignazione e il desiderio di luce».
Don Mimmo fa poi riferimento anche a coloro che portano il nome del santo: «E a quanti portano con orgoglio il nome di Ferdinando, ricordo la chiamata a servire con umiltà ogni piccolo regno quotidiano».
Termina ribadendo quanto il paese non abbia bisogno di eroi, ma di persone che scelgano e attuano il bene in prima persona: «Cittadini, una città non cambia per un eroe improvviso, ma quando ognuno smette di delegare il bene. Non spegniamo le coscienze dietro le luminarie della festa. Alziamo lo sguardo, riprendiamo il volo della responsabilità e restituiamo dignità al nostro futuro. Buona festa a tutti!»
Un giorno particolarmente sentito dai fedeli e da tutti i sanferdinandesi, particolarmente devoti al santo, protettore del paese.
Quest'anno, inoltre, il Comitato Festa Patronale San Ferdinando Re ha ben pensato di onorare il santo presentando alla comunità tutti i sanferdinandesi che portano il nome di Ferdinando e Fernanda.
Nell'occasione abbiamo chiesto a don Mimmo Marrone – parroco della Chiesa Madre – di poter esprimere un messaggio da rivolgere a tutti i fedeli e all'intera comunità sanferdinandese.
«Miei cari fedeli e cittadini sanferdinandesi, la festa liturgica del nostro Santo Patrono non è la semplice ripetizione di una tradizione passata, ma un appello dirompente alla responsabilità di oggi»: inizia con determinazione don Mimmo.
«San Ferdinando attraversa i secoli per porre la nostra comunità di fronte a un bivio decisivo che scuote le coscienze e interroga l'anima stessa della città.Troppo spesso rischiamo di cedere a un letargo civico, a un'indifferenza grigia che si sedimenta invisibile nelle piazze e nelle pieghe dell'anima».
Continua il parroco della Chiesa Madre puntando sulla qualità delle scelte: «Quando ci abituiamo al brutto, al disimpegno e alla logica del 'tanto lo fanno tutti', rinunciamo a custodire il bene comune. Ci comportiamo come creature nate per il cielo che hanno smarrito il senso dell'altezza, accontentandosi di camminare troppo in basso. Ma noi non siamo nati per vivere all'ombra della rassegnazione. San Ferdinando non ci chiama a un'umiltà di facciata o al silenzio complice, ma a riscoprire l'audacia di una fede che si fa giustizia, legalità e servizio trasparente».
Si rivolge poi in modo particolare anche ai giovani: «Chiedo a tutti di abbandonare ogni opacità, testimoniando con i fatti che l'onestà e la verità non sono inutili. Ai giovani, aurora e germoglio della nostra rinascita, dico di non lasciarsi rubare la santa indignazione e il desiderio di luce».
Don Mimmo fa poi riferimento anche a coloro che portano il nome del santo: «E a quanti portano con orgoglio il nome di Ferdinando, ricordo la chiamata a servire con umiltà ogni piccolo regno quotidiano».
Termina ribadendo quanto il paese non abbia bisogno di eroi, ma di persone che scelgano e attuano il bene in prima persona: «Cittadini, una città non cambia per un eroe improvviso, ma quando ognuno smette di delegare il bene. Non spegniamo le coscienze dietro le luminarie della festa. Alziamo lo sguardo, riprendiamo il volo della responsabilità e restituiamo dignità al nostro futuro. Buona festa a tutti!»