San Ferdinando e la sfida del clima: «correggere gli errori, senza trasformarli in dogmi intoccabili»: parla il consigliere Musci
Si possono piantare nuovi alberi senza la manutenzione adeguata di quelli già esistenti?
giovedì 27 agosto 2026
21.14
«Il clima è una sfida, risolviamo però, prima i problemi che i cittadini vivono oggi»: così esordisce il consigliere comunale di minoranza Biagio Musci in un post social. Il consigliere fa riferimento alla nota dell'Ambasciatore Europeo del Patto per il Clima dott. Matteo Della Torre - di piantare cento nuovi alberi nel paese ofantino. Lo stesso però lamenta l'incuria riservata agli alberi già esitenti e ribadisce la necessità di concentrarsi sulla cura dell'ambiente e sul progressivo cambiamento climatico. Quindi evidenzia come sia importante piantare nuovi alberi, ma altrettanto importante, se non di più, curare quelli presenti sul territorio da anni.
Gli abbiamo chiesto, a questo proposito, di parlarci meglio dell'argomento e di proporre eventuali soluzioni.
Come è iniziata la problematica inerente l'ambiente e tutto ciò che concerne il preservare gli alberi?
«La questione ambientale, per quanto mi riguarda, non nasce oggi e non nasce esclusivamente dalla discussione sulla crisi climatica. Nasce dall'osservazione quotidiana della nostra città e dalla consapevolezza che prima ancora di immaginare il futuro dobbiamo essere capaci di preservare ciò che già possediamo.
Da consigliere comunale ho avuto modo di confrontarmi più volte con problematiche legate al verde pubblico, alla manutenzione degli alberi, alle potature, alla sostituzione delle essenze e, più in generale, alla cura degli spazi urbani. È da qui che nasce la mia riflessione: un albero non è un elemento ornamentale che si pianta e poi si dimentica. È un patrimonio pubblico che necessita di acqua, manutenzione, controlli, potature corrette e programmazione.
Ho letto con attenzione anche la nota dell'Ambasciatore Europeo del Patto per il Clima, ricevuta attraverso la PEC istituzionale. Ritengo che il tema posto sia serio e meriti una discussione approfondita. Non mi sottraggo affatto al confronto sulla crisi climatica, ma credo che debba essere affrontato con realismo e partendo dalla situazione concreta di San Ferdinando.
Oggi abbiamo un patrimonio arboreo che presenta criticità evidenti. Basta percorrere via Nazionale e il prolungamento di via Papa Giovanni XXIII per osservare alberature che meritano una verifica urgente sul loro stato di salute. Così come è impossibile ignorare la situazione di via XXIV Maggio, dove le palme hanno raggiunto dimensioni tali da arrivare praticamente superare le abitazioni dei cittadini e addirittura finirci dentro.
Questo non significa essere contro gli alberi. Al contrario. Significa avere il coraggio di riconoscere che alcune scelte del passato probabilmente non sono state le migliori e che una buona amministrazione deve essere capace anche di correggere gli errori, senza trasformarli in dogmi intoccabili».
Qual è la problematica principale?
«La problematica principale, secondo me, è la mancanza di una vera programmazione. San Ferdinando è una comunità di circa 14.000 abitanti. Siamo una piccola realtà dentro una crisi climatica che ha dimensioni planetarie. Possiamo fare tanto, ma non possiamo pensare di fare tutto. Ed è proprio qui che bisogna evitare gli slogan. Prima di parlare di cento nuovi alberi all'anno dobbiamo chiederci se oggi siamo realmente in grado di garantire la vita degli alberi che già abbiamo. Perché piantare un albero significa assumersi una responsabilità che dura decenni. Significa prevedere acqua, manutenzione, potature, personale, risorse economiche e competenze tecniche. Diversamente rischiamo di trasformare una buona intenzione in una semplice fotografia da inaugurazione.
La vera sfida è rendere San Ferdinando più resiliente. Questo significa affrontare il caldo estremo, la scarsità d'acqua, la tutela del verde, la protezione delle persone fragili e persino problemi apparentemente ordinari che incidono sulla qualità della vita. Penso, ad esempio, alle interruzioni dell'energia elettrica che spesso si verificano durante il periodo estivo proprio nei giorni di maggiore caldo.
Il Comune non gestisce la rete elettrica, ma può certamente aprire un confronto con il gestore, chiedere di conoscere le criticità della rete locale, sollecitare interventi di potenziamento e domandare che le manutenzioni vengano programmate, per quanto possibile, evitando i periodi di maggiore emergenza climatica. Anche questa è una forma concreta di adattamento. La politica ambientale non è soltanto parlare di cambiamento climatico. È preparare una città ad affrontarne gli effetti nella vita quotidiana dei cittadini».
Cosa chiedere all'amministrazione?
«Io chiedo, se ne hanno tempo e voglia, innanzitutto di prendere questa questione di petto. Non limitandosi ad approvare un ordine del giorno o una dichiarazione di emergenza climatica, ma avviando immediatamente interventi concreti.
Negli ultimi anni la Regione Puglia ha costruito strumenti importanti sul tema del verde urbano e dell'adattamento climatico, fornendo ai Comuni linee di indirizzo e strumenti per il censimento del patrimonio arboreo, la pianificazione del verde e la gestione sostenibile delle alberature. San Ferdinando non deve inventare nulla. Deve utilizzare bene gli strumenti che già esistono.
La prima azione che ritengo indispensabile è un censimento completo del patrimonio arboreo comunale. Un censimento vero, aggiornato e digitale, che individui ogni albero presente sul territorio, la specie, lo stato di salute, le esigenze manutentive, gli eventuali rischi e le necessità di sostituzione. Mi piacerebbe che questo lavoro coinvolgesse anche la popolazione attraverso una forma di partecipazione civica. I cittadini conoscono meglio di chiunque altro gli alberi della propria strada, quelli che stanno morendo, quelli che rappresentano un pericolo o quelli che meritano di essere salvaguardati.
Naturalmente ogni segnalazione dovrà poi essere verificata dai tecnici competenti. Da quel censimento dovrà nascere un vero Piano Comunale del Verde. Non un documento teorico, ma uno strumento operativo capace di programmare manutenzioni, sostituzioni e nuove piantumazioni negli anni successivi. Se avessi la responsabilità di amministrare questa città, non ragionerei soltanto sul numero degli alberi da piantare. Ragionerei soprattutto su dove il verde può produrre il maggiore beneficio per le persone.
Individuerei le aree più calde del paese e le trasformerei progressivamente in zone ombreggiate: piazze, aree gioco, fermate degli autobus, spazi antistanti le scuole, luoghi frequentati dagli anziani e tutte quelle zone nelle quali durante l'estate diventa difficile persino sostare pochi minuti come l'area mercatale.
Non servono necessariamente grandi opere. Anche piccoli interventi possono cambiare radicalmente la vivibilità di un quartiere: alberature adeguate, sedute all'ombra, superfici drenanti, recupero di spazi pubblici oggi completamente impermeabilizzati e, dove possibile, punti acqua.
Parallelamente costruirei un vero Piano comunale per le ondate di calore, con il coinvolgimento dei servizi sociali, della Protezione Civile, delle associazioni e del volontariato, prestando particolare attenzione agli anziani soli e alle persone più fragili. Un altro tema fondamentale riguarda l'acqua. Le estati saranno probabilmente sempre più calde e le piogge sempre meno regolari. Per questo le nuove piantumazioni dovranno privilegiare specie compatibili con il clima mediterraneo e con minori esigenze idriche e manutentive, evitando di ripetere errori progettuali del passato.
Dobbiamo passare da un verde puramente decorativo ad un verde capace di vivere. Ogni volta che il Comune interviene su una piazza, su un marciapiede o su uno spazio pubblico dovrebbe cogliere l'occasione per aumentare le superfici permeabili, migliorare il drenaggio dell'acqua piovana, creare ombra e ridurre l'accumulo di calore prodotto da cemento e asfalto.
Infine, lavorerei molto sulla capacità progettuale dell'ente. Un Comune piccolo non può pensare di finanziare tutto con il proprio bilancio. Deve essere capace di intercettare bandi regionali e nazionali destinati al verde urbano, alla rinaturalizzazione, all'adattamento climatico e alla rigenerazione degli spazi pubblici. In definitiva, la mia posizione è molto semplice. Non sono contrario alla proposta di piantare cento alberi all'anno. Ritengo però che prima dobbiamo costruire la capacità amministrativa per mantenerli vivi. Prima conoscere ciò che abbiamo. Poi preservarlo.
Poi correggere gli errori del passato. Poi programmare il futuro. Perché la crisi climatica non si affronta con gli slogan e nemmeno con una semplice dichiarazione di principio. Si affronta con una buona amministrazione, con interventi concreti e con la capacità di rendere San Ferdinando una città più vivibile, più ombreggiata, più attenta alle persone fragili e più preparata ad affrontare il caldo e la siccità dei prossimi anni. È questa la discussione che credo vada aperta. E come consigliere di opposizione, ma soprattutto come cittadino che immagina il futuro di questa comunità, è una discussione alla quale non intendo sottrarmi».
Gli abbiamo chiesto, a questo proposito, di parlarci meglio dell'argomento e di proporre eventuali soluzioni.
Come è iniziata la problematica inerente l'ambiente e tutto ciò che concerne il preservare gli alberi?
«La questione ambientale, per quanto mi riguarda, non nasce oggi e non nasce esclusivamente dalla discussione sulla crisi climatica. Nasce dall'osservazione quotidiana della nostra città e dalla consapevolezza che prima ancora di immaginare il futuro dobbiamo essere capaci di preservare ciò che già possediamo.
Da consigliere comunale ho avuto modo di confrontarmi più volte con problematiche legate al verde pubblico, alla manutenzione degli alberi, alle potature, alla sostituzione delle essenze e, più in generale, alla cura degli spazi urbani. È da qui che nasce la mia riflessione: un albero non è un elemento ornamentale che si pianta e poi si dimentica. È un patrimonio pubblico che necessita di acqua, manutenzione, controlli, potature corrette e programmazione.
Ho letto con attenzione anche la nota dell'Ambasciatore Europeo del Patto per il Clima, ricevuta attraverso la PEC istituzionale. Ritengo che il tema posto sia serio e meriti una discussione approfondita. Non mi sottraggo affatto al confronto sulla crisi climatica, ma credo che debba essere affrontato con realismo e partendo dalla situazione concreta di San Ferdinando.
Oggi abbiamo un patrimonio arboreo che presenta criticità evidenti. Basta percorrere via Nazionale e il prolungamento di via Papa Giovanni XXIII per osservare alberature che meritano una verifica urgente sul loro stato di salute. Così come è impossibile ignorare la situazione di via XXIV Maggio, dove le palme hanno raggiunto dimensioni tali da arrivare praticamente superare le abitazioni dei cittadini e addirittura finirci dentro.
Questo non significa essere contro gli alberi. Al contrario. Significa avere il coraggio di riconoscere che alcune scelte del passato probabilmente non sono state le migliori e che una buona amministrazione deve essere capace anche di correggere gli errori, senza trasformarli in dogmi intoccabili».
Qual è la problematica principale?
«La problematica principale, secondo me, è la mancanza di una vera programmazione. San Ferdinando è una comunità di circa 14.000 abitanti. Siamo una piccola realtà dentro una crisi climatica che ha dimensioni planetarie. Possiamo fare tanto, ma non possiamo pensare di fare tutto. Ed è proprio qui che bisogna evitare gli slogan. Prima di parlare di cento nuovi alberi all'anno dobbiamo chiederci se oggi siamo realmente in grado di garantire la vita degli alberi che già abbiamo. Perché piantare un albero significa assumersi una responsabilità che dura decenni. Significa prevedere acqua, manutenzione, potature, personale, risorse economiche e competenze tecniche. Diversamente rischiamo di trasformare una buona intenzione in una semplice fotografia da inaugurazione.
La vera sfida è rendere San Ferdinando più resiliente. Questo significa affrontare il caldo estremo, la scarsità d'acqua, la tutela del verde, la protezione delle persone fragili e persino problemi apparentemente ordinari che incidono sulla qualità della vita. Penso, ad esempio, alle interruzioni dell'energia elettrica che spesso si verificano durante il periodo estivo proprio nei giorni di maggiore caldo.
Il Comune non gestisce la rete elettrica, ma può certamente aprire un confronto con il gestore, chiedere di conoscere le criticità della rete locale, sollecitare interventi di potenziamento e domandare che le manutenzioni vengano programmate, per quanto possibile, evitando i periodi di maggiore emergenza climatica. Anche questa è una forma concreta di adattamento. La politica ambientale non è soltanto parlare di cambiamento climatico. È preparare una città ad affrontarne gli effetti nella vita quotidiana dei cittadini».
Cosa chiedere all'amministrazione?
«Io chiedo, se ne hanno tempo e voglia, innanzitutto di prendere questa questione di petto. Non limitandosi ad approvare un ordine del giorno o una dichiarazione di emergenza climatica, ma avviando immediatamente interventi concreti.
Negli ultimi anni la Regione Puglia ha costruito strumenti importanti sul tema del verde urbano e dell'adattamento climatico, fornendo ai Comuni linee di indirizzo e strumenti per il censimento del patrimonio arboreo, la pianificazione del verde e la gestione sostenibile delle alberature. San Ferdinando non deve inventare nulla. Deve utilizzare bene gli strumenti che già esistono.
La prima azione che ritengo indispensabile è un censimento completo del patrimonio arboreo comunale. Un censimento vero, aggiornato e digitale, che individui ogni albero presente sul territorio, la specie, lo stato di salute, le esigenze manutentive, gli eventuali rischi e le necessità di sostituzione. Mi piacerebbe che questo lavoro coinvolgesse anche la popolazione attraverso una forma di partecipazione civica. I cittadini conoscono meglio di chiunque altro gli alberi della propria strada, quelli che stanno morendo, quelli che rappresentano un pericolo o quelli che meritano di essere salvaguardati.
Naturalmente ogni segnalazione dovrà poi essere verificata dai tecnici competenti. Da quel censimento dovrà nascere un vero Piano Comunale del Verde. Non un documento teorico, ma uno strumento operativo capace di programmare manutenzioni, sostituzioni e nuove piantumazioni negli anni successivi. Se avessi la responsabilità di amministrare questa città, non ragionerei soltanto sul numero degli alberi da piantare. Ragionerei soprattutto su dove il verde può produrre il maggiore beneficio per le persone.
Individuerei le aree più calde del paese e le trasformerei progressivamente in zone ombreggiate: piazze, aree gioco, fermate degli autobus, spazi antistanti le scuole, luoghi frequentati dagli anziani e tutte quelle zone nelle quali durante l'estate diventa difficile persino sostare pochi minuti come l'area mercatale.
Non servono necessariamente grandi opere. Anche piccoli interventi possono cambiare radicalmente la vivibilità di un quartiere: alberature adeguate, sedute all'ombra, superfici drenanti, recupero di spazi pubblici oggi completamente impermeabilizzati e, dove possibile, punti acqua.
Parallelamente costruirei un vero Piano comunale per le ondate di calore, con il coinvolgimento dei servizi sociali, della Protezione Civile, delle associazioni e del volontariato, prestando particolare attenzione agli anziani soli e alle persone più fragili. Un altro tema fondamentale riguarda l'acqua. Le estati saranno probabilmente sempre più calde e le piogge sempre meno regolari. Per questo le nuove piantumazioni dovranno privilegiare specie compatibili con il clima mediterraneo e con minori esigenze idriche e manutentive, evitando di ripetere errori progettuali del passato.
Dobbiamo passare da un verde puramente decorativo ad un verde capace di vivere. Ogni volta che il Comune interviene su una piazza, su un marciapiede o su uno spazio pubblico dovrebbe cogliere l'occasione per aumentare le superfici permeabili, migliorare il drenaggio dell'acqua piovana, creare ombra e ridurre l'accumulo di calore prodotto da cemento e asfalto.
Infine, lavorerei molto sulla capacità progettuale dell'ente. Un Comune piccolo non può pensare di finanziare tutto con il proprio bilancio. Deve essere capace di intercettare bandi regionali e nazionali destinati al verde urbano, alla rinaturalizzazione, all'adattamento climatico e alla rigenerazione degli spazi pubblici. In definitiva, la mia posizione è molto semplice. Non sono contrario alla proposta di piantare cento alberi all'anno. Ritengo però che prima dobbiamo costruire la capacità amministrativa per mantenerli vivi. Prima conoscere ciò che abbiamo. Poi preservarlo.
Poi correggere gli errori del passato. Poi programmare il futuro. Perché la crisi climatica non si affronta con gli slogan e nemmeno con una semplice dichiarazione di principio. Si affronta con una buona amministrazione, con interventi concreti e con la capacità di rendere San Ferdinando una città più vivibile, più ombreggiata, più attenta alle persone fragili e più preparata ad affrontare il caldo e la siccità dei prossimi anni. È questa la discussione che credo vada aperta. E come consigliere di opposizione, ma soprattutto come cittadino che immagina il futuro di questa comunità, è una discussione alla quale non intendo sottrarmi».