
Attualità
Anna Laura Daloiso, una ballerina di San Ferdinando partecipa allo spettacolo che apre le Olimpiadi Milano-Cortina 2026
Una vita tra studio e danza che si intrecciano perfettamente per raggiungere un solo scopo: seguire i propri sogni
San Ferdinando - martedì 10 febbraio 2026
09.30
Se i 'sogni son desideri', il sogno di Anna Laura Daloiso si è avverato, uno dei tanti almeno. La giovane Anna Laura, ballerina originaria di San Ferdinando di Puglia ha infatti partecipato allo spettacolo che ha aperto le Olimpiadi Milano-Cortina 2026: ha fatto parte del cast "Città e Montagna", svolgendo precisamente il ruolo di montagna, coreografia che ha accompagnato l'unione dei cerchi.
Un sogno che si avvera per Anna Laura - che ha conseguito anche il Diploma accademico triennale Professione M,a&s (Music,Arts and Show) - dopo aver intrapreso una lunga carriera nella danza, sin da piccola, nel paese ofantino.
Abbiamo posto alcune domande ad Anna Laura, chiedendole di esprimere le sue emozioni, il momento in cui ha scoperto di far parte di un cast così importante e soprattutto di parlarci del suo sogno, delle sue passioni: ne è conseguita un'intervista di grande impatto emotivo, che ha saputo toccare le corde del cuore, mostrando la profonda umiltà e la passione di questo giovane prodigio per la danza.
Hai appena concluso questa esperienza alle Olimpiadi, come l'hai vissuto?
«Dire che è stata un'esperienza fantastica è a dir poco riduttivo: la definirei unica, irripetibile, semplicemente perfetta. Dal giorno uno tutto ha contribuito a renderla un'emozione continua, penso all'accoglienza ricevuta ad ogni prova dall'intero staff, al tempo trascorso con persone già conosciute precedentemente e ai nuovi legami che pian piano si sono formati, al team choreo che era sempre lì con noi.
Avere la possibilità di conoscere il nostro coreografo, il suo stile e il team di ballerini professionisti che ci hanno seguito costantemente, pronti a insegnarci il materiale con tanta gentilezza e disponibilità, poter osservare come veniva gestito il lavoro e percepire la loro passione è stato fonte di ispirazione per me e altamente formativo. Mi ha permesso di continuare a sognare semplicemente osservandoli. Ogni prova ti lasciava qualcosa che avrebbe costruito un ricordo bellissimo; fino a quando è arrivato il momento di andare in scena e lì potevi respirare proprio un'aria diversa: colma di energia, adrenalina, entusiasmo.
Per me è stato come vivere in un'altra dimensione. Tutti erano lì per un solo scopo, rendere questo evento indimenticabile, perfetto come lo si era programmato e quindi ti sentivi parte di una macchina complessissima, fatta di tantissime persone ognuno con il proprio ruolo ma con uno scopo comune: rendere l'esibizione indimenticabile, attraverso tanti piccoli dettagli, dal trucco e parrucco fino all'incoraggiamento che caricava di tanta energia e amore: ti sentivi proprio parte di qualcosa di grande».
Ricordi il momento in cui hai saputo di essere stata scelta tra i ballerini che avrebbero danzato alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi?
«Quando ho ricevuto l'email in cui mi dicevano che avrei partecipato alla cerimonia stavo scaldando il mio pranzo all'università per poi raggiungere gli altri, ho subito sentito un nodo alla gola e ho cercato in tutti i modi di trattenere l'emozione.
Nonostante la testa non riuscisse a elaborare nulla, la prima cosa che ho fatto - come mio solito - è stato subito pensare a un piano di organizzazione per non abbandonare nulla e far quadrare tutto. Il mio cervello era ormai partito: pensava a orari, giorni in cui sarei stata occupata, lo studio che volevo comunque portare avanti, la sessione di esami completamente da riorganizzare. Insomma, ero su di giri, dentro di me sentivo emozioni contrastanti: felicità per ciò che era successo mista a paura per il periodo che avrei dovuto affrontare.
Ho avvisato i miei genitori e le mie più care amiche: parlando con loro la paura che provavo in realtà si è subito trasformata in adrenalina e forza. Il mio unico pensiero si è concentrato su quella possibilità di danzare, di esibirmi in un evento così importante: mi stava aspettando una grande esperienza e questa è stata la benzina per i mesi successivi. Le mie due vite fatte di studio e di danza ancora perfettamente intrecciate».
La tua partecipazione ha un po' portato il paese di San Ferdinando lì, a quelle Olimpiadi, come ti fa sentire?
«Pensare che partecipando alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi io abbia portato un po' di San Ferdinando sul palco di San Siro, mi rende molto orgogliosa ed emozionata.
Per me è stato un onore in primis poter contribuire a realizzare un evento che rappresentasse l'Italia - paese ospitante dei giochi Olimpici - e ovviamente nel piccolo anche il mio comune. Mi rende felice perché penso che anche se in piccole realtà come la nostra a volte vengono a mancare le opportunità, in realtà ci sono i giusti contesti e persone valide che possono formarti, darti tutti gli strumenti più utili e necessari per quello che poi è il mondo dello studio o del lavoro e soprattutto trasmetterti quei valori che saranno la base del tuo essere e del tuo modo di comportarti.
Per me è stato questo, ogni insegnante e esperienza formativa vissuta, sin da quando ero bambina, ha contribuito a formarmi come ballerina - dandomi basi solide su cui continuare a lavorare e migliorare - ma soprattutto come persona. Penso anche ai più piccoli, a coloro che iniziano ad approcciarsi al mondo artistico, che iniziano a percorrere una strada fatta di tanto studio e tanto lavoro e che sognano di fare grandi esperienze come quella che è stata concessa a me: ebbene nella situazione e nel contesto giusto tutti possono continuare a vivere le loro passioni»
Un sogno che si avvera per Anna Laura - che ha conseguito anche il Diploma accademico triennale Professione M,a&s (Music,Arts and Show) - dopo aver intrapreso una lunga carriera nella danza, sin da piccola, nel paese ofantino.
Abbiamo posto alcune domande ad Anna Laura, chiedendole di esprimere le sue emozioni, il momento in cui ha scoperto di far parte di un cast così importante e soprattutto di parlarci del suo sogno, delle sue passioni: ne è conseguita un'intervista di grande impatto emotivo, che ha saputo toccare le corde del cuore, mostrando la profonda umiltà e la passione di questo giovane prodigio per la danza.
Hai appena concluso questa esperienza alle Olimpiadi, come l'hai vissuto?
«Dire che è stata un'esperienza fantastica è a dir poco riduttivo: la definirei unica, irripetibile, semplicemente perfetta. Dal giorno uno tutto ha contribuito a renderla un'emozione continua, penso all'accoglienza ricevuta ad ogni prova dall'intero staff, al tempo trascorso con persone già conosciute precedentemente e ai nuovi legami che pian piano si sono formati, al team choreo che era sempre lì con noi.
Avere la possibilità di conoscere il nostro coreografo, il suo stile e il team di ballerini professionisti che ci hanno seguito costantemente, pronti a insegnarci il materiale con tanta gentilezza e disponibilità, poter osservare come veniva gestito il lavoro e percepire la loro passione è stato fonte di ispirazione per me e altamente formativo. Mi ha permesso di continuare a sognare semplicemente osservandoli. Ogni prova ti lasciava qualcosa che avrebbe costruito un ricordo bellissimo; fino a quando è arrivato il momento di andare in scena e lì potevi respirare proprio un'aria diversa: colma di energia, adrenalina, entusiasmo.
Per me è stato come vivere in un'altra dimensione. Tutti erano lì per un solo scopo, rendere questo evento indimenticabile, perfetto come lo si era programmato e quindi ti sentivi parte di una macchina complessissima, fatta di tantissime persone ognuno con il proprio ruolo ma con uno scopo comune: rendere l'esibizione indimenticabile, attraverso tanti piccoli dettagli, dal trucco e parrucco fino all'incoraggiamento che caricava di tanta energia e amore: ti sentivi proprio parte di qualcosa di grande».
Ricordi il momento in cui hai saputo di essere stata scelta tra i ballerini che avrebbero danzato alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi?
«Quando ho ricevuto l'email in cui mi dicevano che avrei partecipato alla cerimonia stavo scaldando il mio pranzo all'università per poi raggiungere gli altri, ho subito sentito un nodo alla gola e ho cercato in tutti i modi di trattenere l'emozione.
Nonostante la testa non riuscisse a elaborare nulla, la prima cosa che ho fatto - come mio solito - è stato subito pensare a un piano di organizzazione per non abbandonare nulla e far quadrare tutto. Il mio cervello era ormai partito: pensava a orari, giorni in cui sarei stata occupata, lo studio che volevo comunque portare avanti, la sessione di esami completamente da riorganizzare. Insomma, ero su di giri, dentro di me sentivo emozioni contrastanti: felicità per ciò che era successo mista a paura per il periodo che avrei dovuto affrontare.
Ho avvisato i miei genitori e le mie più care amiche: parlando con loro la paura che provavo in realtà si è subito trasformata in adrenalina e forza. Il mio unico pensiero si è concentrato su quella possibilità di danzare, di esibirmi in un evento così importante: mi stava aspettando una grande esperienza e questa è stata la benzina per i mesi successivi. Le mie due vite fatte di studio e di danza ancora perfettamente intrecciate».
La tua partecipazione ha un po' portato il paese di San Ferdinando lì, a quelle Olimpiadi, come ti fa sentire?
«Pensare che partecipando alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi io abbia portato un po' di San Ferdinando sul palco di San Siro, mi rende molto orgogliosa ed emozionata.
Per me è stato un onore in primis poter contribuire a realizzare un evento che rappresentasse l'Italia - paese ospitante dei giochi Olimpici - e ovviamente nel piccolo anche il mio comune. Mi rende felice perché penso che anche se in piccole realtà come la nostra a volte vengono a mancare le opportunità, in realtà ci sono i giusti contesti e persone valide che possono formarti, darti tutti gli strumenti più utili e necessari per quello che poi è il mondo dello studio o del lavoro e soprattutto trasmetterti quei valori che saranno la base del tuo essere e del tuo modo di comportarti.
Per me è stato questo, ogni insegnante e esperienza formativa vissuta, sin da quando ero bambina, ha contribuito a formarmi come ballerina - dandomi basi solide su cui continuare a lavorare e migliorare - ma soprattutto come persona. Penso anche ai più piccoli, a coloro che iniziano ad approcciarsi al mondo artistico, che iniziano a percorrere una strada fatta di tanto studio e tanto lavoro e che sognano di fare grandi esperienze come quella che è stata concessa a me: ebbene nella situazione e nel contesto giusto tutti possono continuare a vivere le loro passioni»




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