
Eventi e cultura
A San Ferdinando lo scrittore Francesco Carofiglio con il suo libro: “Tutto il mio folle amore”
Un incontro che si inserisce nel progetto “Libri Aperti” con la Biblioteca comunale Marino Piazzola
San Ferdinando - giovedì 21 maggio 2026
18.29
Tra i vari incontri con l'autore – inseriti nel progetto "Libri Aperti: Maggio dei libri sanferdinandese" - organizzati presso la Biblioteca comunale Marino Piazzolla di San Ferdinando di Puglia, è giunto il turno dello scrittore Francesco Carofiglio, il quale ha presentato il suo ultimo romanzo: "Tutto il mio folle amore". Un racconto ambientato nel luglio del 1943 a Bari che inizia con un corteo di studenti – liceali e universitari – che durante i festeggiamenti per la caduta del regime verranno uccisi dagli spari di soldati e miliziani.
Nel romanzo di Francesco Carofiglio fanno da sfondo il coraggio, l'amicizia, l'amore di alcuni ragazzi – in modo particolare di Alessandro, Lallo e Carolina – che inizieranno a combattere per il loro futuro, anche e soprattutto attraverso i microfoni di Radio Bari.
«Il romanzo inizia con un pugno nello stomaco – afferma così l'autore – ci si immagina di trovarsi di fronte a un orizzonte di libertà e di riconquista della propria libertà dopo un ventennio di un regime dolorosissimo. Un gruppo di ragazzi e di ragazze, di studenti liceali e universitari e alcuni dei loro docenti si ritrovano per le strade della città – a Bari – per festeggiare. Ma sono diretti alla casa della federazione del fascio – che si trovava in via Niccolò Dell'Arca – per andare a chiedere la rimozione dei vessilli, delle targhe inneggianti il regime e soprattutto per chiedere la liberazione dei prigionieri politici che erano in carcere a Bari: tra questi alcuni illustri intellettuali, tra cui Tommaso Fiore. Arrivano e trovano schierato l'esercito – perché Badoglio che è il capo del governo dopo la caduta di Mussolini – ha stabilito delle regole ferree per sedare ogni forma di rivolta in quel momento, ma qui non si tratta di rivolta ma di una riunione pacifica di ragazzi e ragazze e di alcuni docenti. Oltre all'esercito, dietro alle finestre della casa del fascio sono nascosti i miliziani – cioè i fascisti. Iniziano a sparare sui ragazzi: 20 moriranno sul colpo, altri 40 resteranno feriti, alcuni non ce la faranno. Tra i morti ci sono ragazzi di tredici, quattordici anni»: continua a raccontare Carofiglio spiegando quanto la libertà fosse limitata e quanto la vigliaccheria incombesse.
Una serata trascorsa tra dialoghi e domande del pubblico, nel quale sono maturate riflessioni sul passato collegate strettamente al presente. Un momento nel quale è stata evidenziata l'importanza della democrazia, della libertà di pensiero, ma soprattutto della consapevolezza di non restare indifferenti davanti alle ingiustizie del presente, dal quale nessuno di noi è salvo.
Un evento che ha registrato una straordinaria partecipazione e altrettanto apprezzamento, ben visibile anche nel momento del firmacopie, nel quale l'autore ha manifestato una particolarità autografa caratterizzata da schizzi e disegni aggiunti alla sua firma. Presente all'incontro anche l'assessora alle politiche culturali Maria Riccarda Scaringi.
Nel romanzo di Francesco Carofiglio fanno da sfondo il coraggio, l'amicizia, l'amore di alcuni ragazzi – in modo particolare di Alessandro, Lallo e Carolina – che inizieranno a combattere per il loro futuro, anche e soprattutto attraverso i microfoni di Radio Bari.
«Il romanzo inizia con un pugno nello stomaco – afferma così l'autore – ci si immagina di trovarsi di fronte a un orizzonte di libertà e di riconquista della propria libertà dopo un ventennio di un regime dolorosissimo. Un gruppo di ragazzi e di ragazze, di studenti liceali e universitari e alcuni dei loro docenti si ritrovano per le strade della città – a Bari – per festeggiare. Ma sono diretti alla casa della federazione del fascio – che si trovava in via Niccolò Dell'Arca – per andare a chiedere la rimozione dei vessilli, delle targhe inneggianti il regime e soprattutto per chiedere la liberazione dei prigionieri politici che erano in carcere a Bari: tra questi alcuni illustri intellettuali, tra cui Tommaso Fiore. Arrivano e trovano schierato l'esercito – perché Badoglio che è il capo del governo dopo la caduta di Mussolini – ha stabilito delle regole ferree per sedare ogni forma di rivolta in quel momento, ma qui non si tratta di rivolta ma di una riunione pacifica di ragazzi e ragazze e di alcuni docenti. Oltre all'esercito, dietro alle finestre della casa del fascio sono nascosti i miliziani – cioè i fascisti. Iniziano a sparare sui ragazzi: 20 moriranno sul colpo, altri 40 resteranno feriti, alcuni non ce la faranno. Tra i morti ci sono ragazzi di tredici, quattordici anni»: continua a raccontare Carofiglio spiegando quanto la libertà fosse limitata e quanto la vigliaccheria incombesse.
Una serata trascorsa tra dialoghi e domande del pubblico, nel quale sono maturate riflessioni sul passato collegate strettamente al presente. Un momento nel quale è stata evidenziata l'importanza della democrazia, della libertà di pensiero, ma soprattutto della consapevolezza di non restare indifferenti davanti alle ingiustizie del presente, dal quale nessuno di noi è salvo.
Un evento che ha registrato una straordinaria partecipazione e altrettanto apprezzamento, ben visibile anche nel momento del firmacopie, nel quale l'autore ha manifestato una particolarità autografa caratterizzata da schizzi e disegni aggiunti alla sua firma. Presente all'incontro anche l'assessora alle politiche culturali Maria Riccarda Scaringi.
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